#PPPcasarsa e #Pasolini2014: raccontare Pasolini attraverso i luoghi

Non finirò mai di ringraziare Sara Rocutto per quella mail in cui mi invitava a partecipare a un social media project riguardante Pasolini a Casarsa! Mi si è aperto un mondo: un mondo fatto di persone che collaborano a qualcosa per il solo gusto di farlo, per passione! Ed è proprio questa passione che ci accomuna che ha fatto nascere delle idee interessanti, come questa:

L’idea di partenza è stata:” Fatti un SELFIE con Pasolini”, poi si è evoluta a comprendere le gigantografie delle copertine dei libri che più rappresentavano il legame tra Pasolini e Casarsa. Un modo questo per incuriosire le persone ed avvicinarle a dei testi che altrimenti non avrebbero mai letto.

Partecipando quindi alla giornata FAI odierna, sarà possibile visitare i luoghi chiave che legano Pasolini a Casarsa in compagnia degli aspiranti ciceroni delle scuole medie e del liceo. Durante il tour scattate foto più che potete e postatele sui social network con gli hashtag #PPPcasarsa e #pasolini2014: le foto migliori postate su Instagram con questi hashtag saranno esposte a Casarsa durante la sagra del vino, che si terrà a fine aprile.

Il nostro social media team si incontra alle 14.30 davanti al Duomo a San Giovanni: se volete fare il giro con noi, siete i benvenuti!

7 strategie per valorizzare l’effetto Made-in

In Cina, come ben sappiamo, il concetto di brevetto è ancora qualcosa di molto vago. Le aziende asiatiche collaborano sempre più spesso con le aziende europee per produrre qualsiasi tipo di prodotto ad un costo inferiore, e questo comporta da un lato la completa disponibilità a imparare le fasi della ricerca e sviluppo, ma dall’altra parte le legittima a copiare proprio quel determinato prodotto, una volta conclusasi la collaborazione.

L’episodio più eclatante è avvenuto l’anno scorso, quando un’azienda cinese ha proposto in Fiera a Milano e su internet degli scooter con nomi diversi, ma con sotto la dicitura “Vespa model”! E anche  durante il mio anno e mezzo nel settore dei sanitari ho avuto modo di vedere diversi fornitori cinesi che in Cina vendono con il proprio brand quegli stessi prodotti che in teoria dovrebbero essere stati sviluppati ESCLUSIVAMENTE per un determinato cliente europeo.

Sembra proprio che ci vogliano prendere in giro, ma non è così. Alla base ci sono due importanti problemi: la cultura e il sistema legislativo. In poche parole, per loro questo atteggiamento è completamente accettabile perchè vedono una netta distinzione tra mercato europeo e mercato cinese. Problemi che, incredibilmente, sono comuni anche a un Paese che sembrerebbe avere ben poco in comune con la Cina, gli Stati Uniti.

Qui troviamo moltissimi cloni dei nostri prodotti alimentari: c’è il “parmesan”, cugino alla lontana del nostro Parmigiano Reggiano, ci sono le taniche di aceto balsamico di “Modena”da 5 litri, c’è il “Prosciutto Daniele” che ovviamente non ha niente a che vedere con quello di San Daniele.

Si stima che dei prodotti “italiani” in commercio negli Stati Uniti, solo 1/3 sia effettivamente italiano, e tra le principali ragioni ci sono proprio quelle già esaminate per la Cina: il mancato riconoscimento delle certificazioni di autenticità europee e i più bassi standard qualitativi.

Come difenderci quindi da questo attacco da Est e da Ovest? Mettendo in pratica, congiuntamente, queste importanti strategie:

  1. INVESTIRE IN PUBBLICITÀ COMPARATIVE: educare i consumatori a riconoscere i prodotti italiani evidenziandone le loro peculiarità.
  2. INNOVARE MANTENENDO LA TRADIZIONE: offrire una continua evoluzione tecnologica del prodotto pur mantenendo inalterate le caratteristiche distintive.
  3. EVIDENZIARE LE ORIGINI NEL PACKAGING: la confezione è importante, soprattutto nei prodotti a largo consumo, per differenziarsi dai contraffattori.
  4. FAR PROVARE IL PRODOTTO IN-STORE: la possibilità di vedere, toccare, assaggiare il prodotto è determinante nella scelta di acquisto del consumatore, perché solo così si può rendere conto veramente del suo livello di qualità.
  5. COOPERARE CON AZIENDE CHE PRODUCONO PRODOTTI COMPLEMENTARI: l’unione fa la forza, soprattutto quando si tratta di riuscire a condividere i mezzi per promuovere i prodotti.
  6. DISTRIBUIRE IN MODO SELETTIVO E DI NICCHIA: queste modalità di distribuzione permettono di valorizzare la qualità del proprio prodotto e di non disperdere le proprie forze.
  7. PARTECIPARE ALLE FIERE: esporre il proprio prodotto nella “terra del nemico” è un modo per rivendicare la propria originalità e scalzare le imprese locali dal loro podio immeritatamente conquistato.

Insomma, anche nel caso della contraffazione, il 7 è il numero chiave per riuscire a dare ai nostri prodotti italiani il valore che si meritano!

Riflessioni di una selezionatrice occasionale

Come ben sapete, è da più di due mesi ormai che cerco lavoro. Centinaia di CV inviati, qualche colloquio sostenuto, poche risposte in caso negativo. La cosa che mi faceva più rimanere male, all’inizio della mia ricerca, era proprio il fatto di non ottenere risposte alle candidature che inviavo, e così rimanevo sempre nel limbo: “L’avranno letta la mail?” era la domanda che mi attanagliava più spesso, tant’è che quelle poche volte che ho ricevuto delle risposte, seppur negative, ho scritto una risposta di ringraziamento perchè così potevo “archiviare la pratica”.

Nei giorni scorsi mio padre, titolare di un’agraria, mi ha chiesto di aiutarlo a cercare un addetto al magazzino e alle consegne, che doveva possedere come requisito indispensabile la patente C+E, nonchè avere esperienza nella movimentazione e manutenzione dei macchinari per il carico/scarico merci. Mi sono subito attivata scrivendo un annuncio su Indeed, il motore di ricerca che utilizzo solitamente per cercare lavoro.

Ebbene, dopo poche ore avevo già ricevuto due candidature abbastanza attinenti!!! E nel giro di 3 giorni ho ricevuto circa 15 candidature via mail, mentre direttamente in azienda si sono presentate altrettante persone. Morale della favola: la selezione, iniziata venerdì mattina, si è conclusa lunedì mattina.

Delle quindici candidature pervenute via mail, cinque erano più o meno in linea con quanto cercavamo, cinque avevano qualche vaga attinenza mentre le restanti cinque erano proprio fuori luogo: una signora di 55 anni con esperienza come parrucchiera, diversi ragazzi con esperienza come camerieri o operai e senza patente C. Si vede proprio la loro disperazione nel cercare lavoro, qualunque esso sia.

Una persona in particolare mi ha colpito: un signore 55enne, elettricista e idraulico, che nella sua mail ha scritto chiaramente: “So che il mio curriculum non corrisponde a quello che state cercando, ma ho bisogno di lavorare”.

Ecco che allora capisco chiaramente la situazione disperata nella quale siamo e l’impossibilità, da parte delle persone che fanno i selezionatori di professione, di rispondere alle centinaia di CV che ricevono quotidianamente.

Io, nel mio piccolo, ho cercato di rispondere a tutti, ma sono stata solo una selezionatrice per un weekend.

P.S.: una cosa però voglio dire alle persone che si sono candidate: TUTTE, ma proprio tutte, hanno un CV che va assolutamente migliorato: andate nelle agenzie per il lavoro e chiedete una mano per renderlo leggibile. Vedrete che magari qualche opportunità di colloquio in più arriverà.

Ti va una capsula di Coca-Cola?

Conosci SodaStream? è un sistema per gasare l’acqua e preparare altre bevande gasate attraverso degli appositi concentrati che vanno aggiunti dopo aver gasato l’acqua.

Ultimamente ha fatto scalpore la pubblicità che l’azienda aveva pianificato per il Super Bowl, ma che è stata bocciata e conseguentemente censurata perchè Scarlett Johansson, dopo essersi bevuta sensualmente la sua soda “fatta in casa”, pronunciava la pungente sentenza: “Sorry, Coke and Pepsi.” Della serie: scusa Coca-Cola e Pepsi, ma la soda che mi faccio con SodaStream è molto meglio!

Ebbene, come potrete immaginare questa frase era veramente troppo, perchè scalzava dal podio due tra i maggiori investitori nelle pubblicità del Super Bowl (che, come si sa, costano letteralmente un occhio della testa!!!), quindi si è deciso di tagliarla.

A pochissimo tempo di distanza dal Super Bowl arriva però una notizia che sembra quasi una reazione della Coca-Cola alla provocazione lanciata da SodaStream: Coca-Cola ha infatti annunciato l’acquisizione del 10% delle quote di Green Mountain Coffee Roasters, produttore di caffè in capsule, e ha siglato un accordo di partnership decennale per lo sviluppo e la commercializzazione di capsule per produrre le bevande gasate a casa. Una proposta che si pone proprio in diretta concorrenza con il sistema SodaStream!

I vantaggi di questi sistemi sono senza dubbio il risparmio in termini di packaging, la maggiore facilità di trasporto e stoccaggio delle capsule e, non ultima, la possibilità di crearsi una bibita personalizzata, decidendone il livello di concentrazione.

Nel giro di qualche anno vedremo quindi lentamente scomparire le bottiglie di plastica dai supermercati?

Fatemi sapere la vostra opinione nei commenti sotto o sulla pagina Facebook della Cheba.

Sconto ai pendolari in autostrada: finalmente il telepass servirà a qualcosa!

Estate. C’è una coda infinita al casello e stai morendo di caldo. L’unica cosa che vorresti avere, a parte una bella birra ghiacciata, è il TELEPASS.

In questi casi il Telepass serve sicuramente a risparmiare tempo, lo so. Però ho sempre pensato che fosse ingiusto far pagare ai possessori di Telepass la tariffa piena (più naturalmente l’abbonamento al Telepass stesso) per due semplici e banali motivi:

1. Il Telepass aiuta Autostrade S.p. A. a risparmiare sui casellisti e a rendere tutto automatizzato.

2. Se una persona si munisce di Telepass, molto probabilmente si serve spesso dell’autostrada e quindi sarebbe sensato offrirgli una sorta di abbonamento, o comunque un pedaggio ridotto.

Si chiama Customer Relationship Management, un termine forse sconosciuto ad Autostrade, visto che fino ad oggi la loro “strategia” è stata molto semplice: tutti pagano uguale, ogni anno si aumentano di un tot i pedaggi e così riusciamo a tirare avanti. A loro non interessa fidelizzare i clienti, perchè tanto, viste le scarse alternative, sono convinti che saranno obbligati a soccombere all’aumento del pedaggio. Il tripudio del monopolismo, insomma.

Peccato che nel frattempo la crisi ha portato una sempre minore disponibilità economica, ha portato tariffe sempre più convenienti sui mezzi di trasporto alternativi (vedasi le numerose offerte per viaggiare in treno e aereo) e soprattutto ha portato una maggiore capacità di adattamento che fa sì che sempre più persone scelgano strade alternative per risparmiare sul sempre più caro pedaggio autostradale.

Se n’è accorto persino il governo!!! Infatti è di oggi la notizia che Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture, ha chiesto (e pare ottenuto) uno sconto fino al 20% sul pedaggio pagato dai pendolari, sconto che verrà calcolato grazie al Telepass in base alle tratte percorse.

Insomma, si spera che finalmente il Telepass servirà a qualcosa di più che risparmiare tempo!

Pierino e il lupo…Le 5 cose da non fare in azienda!

(Ancora per poco) sono Product Manager a livello europeo e questo significa avere una visione a livello strategico dei prodotti. Il nostro compito è quello di comunicare questa visione ai Local Product Manager, più attivi a livello operativo, e di coordinarli in modo tale da applicare correttamente la strategia aziendale adattandola ai bisogni dei singoli Paesi.

è importante quindi saper ascoltare le richieste provenienti dai singoli Paesi, filtrandole e prendendo in considerazione solo quelle in grado di dare un significativo valore aggiunto all’azienda.

A volte però i Local Product Manager non riescono ad avere questa visione strategica dell’azienda. Vediamo un po’ gli errori più frequenti:

1. Proporre in continuazione prodotti che non sono nel tuo portfolio (e tanto meno in quello Europeo): questo problema in realtà dovrebbe essere filtrato dalla forza vendita. Il caso tipico vede il cliente che contatta il nostro agente per avere un prodotto tale  e quale a quello del competitor X (con tanto di foto e specifiche tecniche), ovviamente a un prezzo inferiore. L’agente fa il primo clamoroso errore di dirgli che non c’è problema e contatta il Product Manager locale, il quale sa benissimo che quel prodotto non ce l’abbiamo, ma assicura anche lui all’agente che non c’è problema, per poi passare la palla a me chiedendomi se è possibile vendere il prodotto Y in fuori produzione, oppure modificare il prodotto Z per farlo assomigliare al prodotto X! Il più delle volte, con i volumi e il margine che vorrebbe il cliente, la risposta è NO!

2. Classificare ogni progetto come super urgente… (con annesse e-mail urgenti, telefonate urgenti, ecc…) il più clamoroso episodio :”Mi servono 800 cabine fuori misura! Devo dare una risposta al cliente entro domani!”

3. …e poi non portare a termine niente! Questo è il classico atteggiamento da Pierino che non porterà da nessuna parte, ma anzi farà spazientire i tuoi interlocutori e li porterà a contrassegnare il tuo indirizzo e-mail come spam! Soprattutto bisogna capire che la gente alle tue “richieste urgenti” si mobilita in un certo modo e se poi vede che non se ne fa niente ci rimane anche male (anche perchè solitamente Pierino non avvisa mica che il progetto è naufragato!).

4. Prendere l’impegno con il cliente prima di aver controllato la fattibilità: altro caso alla Pierino: e-mail urgentissima per una fornitura di tot vasche. Chiedo gentilmente maggiori dettagli (qual è il margine, tanto per iniziare?) e la risposta è la seguente: “Il margine è tot (numero bassissimo) ma tanto è un punto irrilevante perchè abbiamo già preso accordi con il cliente!” E allora che chiedete a fare? Continuate pure con la vostra attività sommersa.

5. Gonfiare le stime di margini e volumi pur di vedere approvato un progetto. E poi fallirle miseramente (ovvio, le hai inventate!) e dare la colpa alla forza vendita che non sa vendere o, molto peggio, al prodotto in sè che non è stato progettato abbastanza bene. Se un progetto vale 100 e tu sai benissimo che a 100 non verrebbe mai approvato e quindi GONFI le stime, la colpa è solo tua. La prossima volta rientrerai anche tu nella lista nera dei Pierino e le tue stime verranno accuratamente controllate e ricontrollate.

Insomma, è chiarissimo che il comportamento dei vari Pierino che circolano in azienda non porta da nessuna parte, anzi, contribuisce a rallentare ulteriormente i tempi già troppo lunghi dei quali un’azienda strutturata necessita per prendere delle decisioni.

Attenzione quindi FUTURO PIERINO: l’effetto boomerang è proprio dietro l’angolo! E ti colpirà al momento della tua prossima richiesta!

Lettera aperta a Ideal Standard

Sottotitolo: storia di un amore spezzato

Sottosottotitolo: AAA lavoro cercasi!!!

Che la mia azienda fosse in crisi, si sapeva. Ne ero cosciente già al momento del colloquio, un anno e mezzo fa. Ma l’offerta di lavoro era molto interessante e quindi non ci ho pensato due volte: anche se l’azienda era in crisi, era comunque un ottimo modo di iniziare la propria carriera! Così dopo uno stage di 6 mesi ho pensato di avere ancora una certezza in più quando mi hanno comunicato che sarei stata assunta con un contratto di apprendistato. Ho pensato: “Perfetto, adesso ho l’opportunità di crescere veramente!”

Sognavo progetti innovativi, trasferte all’estero, collaborazioni con le altre funzioni, e in effetti per i primi mesi tutto sembrava andare secondo i piani: mi avevano persino fatto partecipare a un corso di SOCIAL MEDIA MARKETING a Milano, la mia passione!!

Poi tutto ad un tratto le cose sono precipitate e a luglio ci è arrivata la prima mazzata: lo stabilimento di Orcenico chiude a fine anno! Ma la mobilità avrebbe interessato solo gli operai e la parte operations, mentre gli impiegati con un contratto a livello Holding (come me) sarebbero stati riallocati nello stabilimento di Belluno. Certo, non proprio comodissimo, ma meglio di niente!

Questa comunicazione ci aveva messo tutti in allerta, perchè sentivamo che era l’inizio della fine… e infatti ecco che la scorsa settimana arriva la mazzata: ci sono 250 esuberi in tutta Europa, a tutti i livelli. E ovviamente io sono tra i prescelti!

L’azienda ha intenzione di ridurre al minimo i costi, soprattutto quelli di marketing. Ma senza investimenti in comunicazione e in servizi al cliente, perderemo credibilità e di conseguenza le vendite continueranno a diminuire. Una strategia per niente lungimirante. Ma forse l’azienda ha altri piani: ridurre i costi al minimo per rivitalizzare il patrimonio nel breve periodo, e poi vendere tutto a un prezzo più vantaggioso. D’altra parte siamo governati da una società d’investimento quindi le decisioni seguono puramente logiche finanziarie.

è triste vedere che l’azienda si sta autodistruggendo da sola, un passo alla volta. Ed è ancora più triste vedere la propria carriera sgretolarsi quando stava proprio per iniziare. All’inizio ero arrabbiata e decisa  a fare il minimo indispensabile: avrei lasciato il lavoro il giorno stesso. Poi è arrivata la rassegnazione e la voglia di dare un contributo positivo e  di portare a termine i progetti fino all’ultimo giorno. Penso che sia l’atteggiamento giusto per evitare di sentirsi inutili tutt’ad un tratto.

Cosa farò dopo? Chi lo sa! Sicuramente non è facile trovare lavoro in questo periodo, ma ho in mente un paio di progetti che potrebbero dare una svolta alla mia vita.

Perchè è proprio vero che situazioni del genere vanno viste non come una disgrazia, ma come un OPPORTUNITÀ, un occasione che la vita ti offre per dirti: “Ehi, è ora di mettere in atto il piano B!”