Alla scoperta della Valpolicella: la cantina Corte Lenguin

Qual è il miglior periodo dell’anno per visitare Verona? San Valentino, of course! La città degli innamorati per l’occasione si veste di mille cuoricini e organizza la “Giulietta e Romeo Half Marathon”, che ovviamente può essere corsa anche in coppia (8km per lei, 13km per lui, o viceversa!).

Ma Verona non è solo la città dell’amore: c’è anche l’Amarone! La Valpolicella è veramente ad un passo dalla città: è fin un peccato non farci un salto. E così abbiamo fatto: sabato pomeriggio ci siamo segnati tre cantine che volevamo visitare e siamo partiti da quella che chiudeva prima. Siamo partiti da Verona in netto ritardo, erano circa le 17 e la prima cantina chiudeva alle 18, mentre le altre due alle 19.

La prima cantina in questione era la Corte Lenguin, sita a San Pietro in Cariano. Dopo le solite difficoltà per trovare il posto, finalmente arriviamo ed entriamo nella cantina, dove troviamo il proprietario intento a servire un signore del posto. Gli chiediamo se possiamo acquistare del vino e lui gentilmente ci risponde di si, invitandoci ad aspettare. Dopo aver servito il signore ci fa cenno di scendere nella cantina mentre lui va a prendere i bicchieri.

E qui si apre un mondo: ci chiede che vino vogliamo assaggiare e io, spavalda, indico subito l’Amarone La Coeta, segnalato sul web come il migliore vino dell’azienda. Il proprietario ribatte: “Se ti faccio assaggiare questo poi non ti gusterai più gli altri! C’è un percorso da fare!”

Così tra una chiacchiera e l’altra veniamo introdotti al favoloso mondo del rossi della Valpolicella: come primo assaggio c’è il Ripasso, che si ottiene per rifermentazione sulle vinacce di Amarone. Gradazione: 13-14°. Poi si sale al Rosso Passito Secco Classico, detto San Lorenzo, che altro non è che un Amarone sotto false vesti. Infatti ci viene spiegato che il disciplinare impone una determinata produzione di Amarone all’anno, e quindi quelle uve che sono comunque idonee per l’Amarone ma sono in eccesso subiscono lo stesso procedimento ma vengono imbottigliate con un’altra denominazione più generica.

Assaggiamo quindi l’Amarone Classico, che come il rosso precedente ha la particolarità di essere affinato in botti di rovere di Slavonia, poi è la volta dell’altra coppia: un altro rosso passito e il tanto decantato Amarone “La Coeta”, che hanno la particolarità di essere affinati in tonneaux, piccole botti di legno tostato francese. Questo procedimento conferisce loro un sapore più fruttato.

Tutti degli ottimi vini e con un buon rapporto qualità/prezzo. La completezza della degustazione proposta inoltre ci lascia piacevolmente sorpresi, anche se dobbiamo ammettere che avremmo gradito almeno qualche stuzzichino da sbocconcellare, visto il grado alcolico dei vini proposti!

PS: è chiaro che dopo una degustazione del genere si era già quasi fatte le 19 e quindi non abbiamo potuto visitare le altre due aziende: peccato, vuol dire che sarà una scusa per ritornare a visitare questi luoghi meravigliosi!

5 curiosità che ho scoperto a Berlino

La curiosità è una peculiarità che mi contraddistingue: non a caso sono nata nel giorno di San Tommaso, che, come dice il detto, non ci crede se non ci mette il naso!

L’avvento degli smartphone ha notevolmente facilitato la mia sete di sapere, perchè ogni volta che non so qualcosa, la posso sempre cercare su internet! Questo non accade però all’estero, dove la mia curiosità deve aspettare l’accesso ad una rete wifi per essere soddisfatta. In particolare a Berlino sono stata attratta dalle seguenti cose:

1. LE BARACCOPOLI ALLA PERIFERIA DELLA CITTA’: Prendendo la S-bahn dall’aeroporto al centro, si notano diverse zone che a prima vista sembrano delle baraccopoli organizzate, nel senso che salta subito all’occhio una certa pianificazione degli spazi: la zona è perfettamente divisa in quadratini e in ogni quadratino c’è una baracca e un fazzoletto di terra. All’inizio pensavo quindi che fossero degli spazi appositamente predisposti per i nomadi. E invece no! Sono Kleingarten, dei piccoli spazi predisposti per permettere agli abitanti delle case popolari di avere il proprio orticello.

2. I TUBI COLORATI SPARSI OVUNQUE: Li avevo già notati la prima volta che sono andata a Berlino, e intuivo che si trattava di tubi provvisori messi lì durante i lavori in corso, ma non avevo investigato oltre. Questa volta invece la mia curiosità ha preso il sopravvento spingendomi a volerne sapere di più: ho scoperto quindi che i tubi servono per drenare l’acqua dai cantieri al corso d’acqua più vicino, perchè Berlino è stata costruita su un terreno paludoso e quindi ha difficoltà di drenaggio delle acque.

colonne vecchie e nuove!

3. LE BOTTIGLIE DA RIPORTARE AL SUPERMERCATO: Una delle prime cose che faccio dopo aver sistemato i bagagli è cercare il supermercato più vicino all’hotel, in modo tale da fare subito il rifornimento d’acqua. Prendiamo quindi qualche bottiglia e, dopo aver pagato, ci accorgiamo che il prezzo è più alto di quello esposto. Controlliamo lo scontrino ed ecco risolto l’arcano: è il costo del vuoto a rendere! In pratica al momento dell’acquisto si paga un sovrapprezzo per la bottiglia che verrà restituito nel momento in cui la riporti indietro.  All’entrata dei supermercati c’è un dispositivo che legge il codice a barre della bottiglia e la “mangia” per destinarla al riciclo, erogando un buono del valore pagato al momento dell’acquisto, immediatamente esigibile alla cassa.

4. I CONTROLLORI IN BORGHESE: è quasi la fine della nostra vacanza, ennesimo spostamento in S-bahn di prima mattina, passiamo per una delle tante fermate che attraversano la città. Sale il solito gruppo di persone, ma appena si chiudono le porte due di queste estraggono il tesserino e lo strumento per verificare la validità degli abbonamenti elettronici e iniziano a mietere vittime. I controllori in questione sono un ragazzo e una ragazza un po’ punk, potrebbero essere un’ottima coppia alternativa ma mai e poi mai avrei detto che fossero del controllori! Morale della favola: acquistate sempre il biglietto, perchè i controllori sono tra di noi!

5. GLI ALBERI DI NATALE ABBANDONATI: Vigilia di Natale. Una signora entra in U-Bahn con un albero grande quasi quanto lei. Un albero vero, anche se mozzato alla base. Realizzo che non ho visto neanche uno, dico UN, albero finto a Berlino! E il giorno dopo, a Natale, troviamo degli alberi abbandonati sul marciapiede: ormai non li compra più nessuno, la festa è passata. Che tristezza.

Un Natale low-cost a Berlino

Seconda volta a Berlino, e ogni volta è sempre una scoperta, e ogni volta mi innamoro di nuovo di questa città particolarissima eppure così familiare. Tra le città che ho visto finora è sicuramente la mia preferita, che sia autunno o inverno. Mi mancano ancora la primavera e l’estate e poi ho visto 4 delle mille facce di Berlino.

Che fare dunque a Natale a Berlino? Ci sono dei posti chiusi durante le feste? Queste sono le domande che mi ponevo prima di partire e alle quali non ho trovato risposta sul web, quindi voglio portare la mia esperienza affinchè possa essere utile a qualcun altro.

Io e mia sorella abbiamo passato 5 notti e 6 giorni a Berlino, dal 22 al 27, volando con Easyjet da Venezia a Berlino Schoenefeld e alloggiando al Plus Hostel di Warschauer Platz (quartiere Friedrichshain). BUDGET TOTALE (volo+alloggio+vivere là): 320 €. L’ostello-hotel fa parte di una catena e si trova in una vecchia scuola ristrutturata (male). Noi eravamo in una stanza doppia con bagno privato. I pregi di questa sistemazione sono sicuramente la posizione (vicinissima alla East Side Gallery e al vivace quartiere di Friedrichshain) e l’ottimo rapporto qualità-prezzo (15 euro a testa a notte! Ovviamente senza colazione), mentre la pulizia lascia un po’ a desiderare: per quanto le signore delle pulizie passino ogni giorno, le camere sembrano sempre un po’ sporche!

GIORNO 1: Arrivate all’aeroporto di Schoenefeld verso le 15, imbocchiamo il porticato che conduce alla stazione, facciamo un biglietto singolo (3.2€ per le zone A-B-C, visto che l’aeroporto è in zona C), prendiamo la linea S9 fino a Ost Kreuz e poi prendiamo una qualsiasi delle linee che vanno verso ovest. Scendiamo a Warschauer Strasse, giriamo a sinistra seguendo la ferrovia sopraelevata fino al Max-Koch-Passage, lo attraversiamo e troviamo il Plus Hostel alla nostra destra. Sistemate le nostre cose ci dirigiamo all’East Side Gallery che ormai è buio (in questo periodo a Berlino il sole tramonta alle 4!), ma ciò non ci impedisce di ammirare gli splendidi graffiti che ricordano il Muro.

Per cena scegliamo uno dei tanti ristoranti che affollano Friedrichshain: il prescelto è Matreshka, un delizioso ristorantino gestito da due ragazzi giovani che propone un’ottima cucina russa. VOTO: 9

GIORNO 2: Ci alziamo di buon’ora e, dopo una veloce colazione in un baretto lì vicino, prendiamo la S-Bahn fino a Friedrichstrasse (per muoverci durante questi 5 giorni abbiamo deciso di prendere la Berlin Welcome Card, che con 36€ ci da accesso illimitato a tutti i mezzi, oltre ad una serie di sconti in alcuni locali e musei). Costeggiamo brevemente la Sprea ed eccoci arrivate al Reichstag, il parlamento tedesco nel quale è possibile visitare la modernissima cupola di vetro. La visita è gratuita ma bisogna prenotare: c’è un piccolo edificio nel quale è possibile fare la prenotazione per l’ora e il giorno che si preferisce, in base alla disponibilità. Noi abbiamo quindi prenotato per le 12 del giorno stesso, e nel frattempo abbiamo visitato il Denkmal fur die Ermodeten Juden (il cui centro visitatori quel giorno era chiuso) e Postdamer Platz, dove c’era il primo dei tanti mercatini di natale sparsi per la città.

Reichstag

denkmal fur die ermodete Juden

Dopo la visita al Reichstag abbiamo fatto un pranzo veloce e poi abbiamo visitato il Check Point Charlie e la Topographie des Terrors, un interessantissimo museo gratuito che documenta gli orrori del Nazismo. La visita dura qualche ora e quando usciamo è già buio: l’ora perfetta per fare un giro al mercatino di Natale di Gendarmenmarkt! Per cena poi scegliamo un posto tipicamente tedesco, la Berliner Republik, una birreria sulla Sprea dove, dopo le 17, c’è la Borsa della Birra: i prezzi cambiano a seconda degli ordini! VOTO: 7 e mezzo.

GIORNO 3: Gite fuori porta oggi! La mattina prendiamo la metro fino a Oranienburg e poi ci facciamo un quarto d’ora a piedi fino al campo di concentramento di Sachsenhausen. Purtroppo il centro visitatori è chiuso, ma è comunque possibile visitare il campo. Esperienza indescrivibile, resa ancora più intensa dal forte vento e dalla pioggia che piano piano inizia a scendere.

Nel pomeriggio ci spostiamo alla Spandau Zitadelle (entrata 4€, 2.5€ ridotto), una singolare fortezza medioevale che ospita alcuni musei (poco interessanti per la verità). Vale la pena solo vedere la fortezza da fuori e salire sulla torre per godere del panorama.

Per cena ritorniamo a Friedrichshain, però tutti i posti che ci interessano sono chiusi (sia il 24 che il 25), quindi entriamo al GOBI, un ristorante thai-vietnamita-giapponese alquanto deludente! VOTO: 4

GIORNO 4:  è Natale!! Al mattino andiamo a Messa in una chiesa cattolica di Kreuzberg (la più vicina all’hotel), poi prendiamo la metro fino a Charlottenburg, dove visitiamo l’ennesimo mercatino di Natale e il parco del castello.

Verso le 3 ci spostiamo poi al museo del Bauhaus, molto interessante e con un costo contenuto. Usciti dal museo inizia a piovere a dirotto, per fortuna che lì vicino c’è la fermata del bus 100 che ci porta fino ad Alexanderplatz. Approfittiamo per fare un giretto anche in questi mercatini, poi torniamo in hotel, dove ceniamo (cucina italiana) visto che anche oggi i ristoranti che ci interessavano sono chiusi. VOTO: 6 (non amo per niente mangiare italiano all’estero!)

GIORNO 5: Altra gitarella fuori porta, questa volta a Postdam, dove si trova l’imponente parco di Sanssouci. percorriamo l’intero parco per ammirare i vari palazzi, poi ci fermiamo a pranzo in un giapponese e nel pomeriggio visitiamo il grazioso centro storico con l’immancabile mercatino di Natale (decisamente il più bello tra quelli che abbiamo visto!).

Castello di Sanssouci

Torniamo quindi in centro e visitiamo la Gedachtniskirche, la chiesa che è stata quasi completamente rasa al suolo dai bombardamenti. Ovviamente anche la piazza antistante ospitava il suo mercatino! Prendiamo quindi l’ormai familiare bus 100 e scendiamo prima alla Colonna della Vittoria, poi alla Porta di Brandeburgo e per finire di nuovo Alexanderplatz, per avere la possibilità di vederli in notturna e soprattutto senza pioggia!

Per cena, finalmente i nostri ristoranti sono di nuovo aperti, e questa volta scegliamo Sigiriya, un ottimo ristorantino che serve specialità dello Sri Lanka. VOTO: 9

GIORNO 6: Siamo arrivati alla fine del viaggio e siamo pronte per lo sprint finale: visitiamo il Duomo di Berlino, l’isola dei musei, la Statua di Marx ed Engels, il caratteristico isolato di Nikolaiviertel, la Rote Rathaus (il municipio di Berlino), per poi dirigerci verso la Fernsehen Turm (la famosissima torre della tv) ai cui piedi c’è un parchetto giochi con i tappeti elastici conficcati per terra come se fossero tombini!

La piazza di Nikolaiviertel

L’ultimo bratwurst e poi via verso gli Hachescher Hofe (un insieme di corti settecentesche collegate tra di loro), la Sophienkirche (dove Martin Luther King ha fatto un discorso) e la Sinagoga. Nel frattempo si sono fatte le 3 e mezza ed è ora di tornare in hotel, prendere le valigie e dirigerci verso l’aeroporto!

AUF WIEDERSEHEN BERLIN, ICH LIEBE DICH!

Vacanze Romane: 7 giorni per vedere tutto (o quasi)

In questo post voglio racchiudere una serie di consigli e il programma di cosa siamo riusciti a visitare durante la nostra settimana a Roma. Come al solito, infatti, si cerca sempre di raccogliere il maggior numero di informazioni prima di partire ma poi è sul campo che si fa esperienza: sbagliando si impara!

CONSIGLI UTILI:

1. arrivati in stazione, scendete verso la metro e dovete fare i biglietti/abbonamenti: NON andate allo sportello (bisogna prendere il numero e c’è una coda infinita: insomma, una perdita di tempo), e NON fermatevi alla prima biglietteria automatica disponibile! Girato l’angolo ce ne sono molte altre!

2. Una volta arrivati alla vostra sistemazione, se relativamente lontana dalla metro (la nostra era 10 minuti a piedi), cercate la più vicina fermata degli autobus e memorizzate le linee che potrebbero tornare utili, e soprattutto, PRIMA DI PARTIRE, stampatevi la mappa con le linee: http://www.atac.roma.it/files/doc.asp?r=3. Noi ce ne siamo dimenticati e abbiamo dovuto pagarla 5 euro. Credetemi, quella mappa vi sarà molto utile, soprattutto quando avete camminato per tutto il giorno e non vedete l’ora di tornare a “casa”.

3. Se volete andare a vedere le catacombe sulla via Appia Antica, prima di tutto informatevi sugli orari dell’UNICO autobus e pianificate la visita di conseguenza. Noi l’abbiamo aspettato per ben 45 minuti!

4. La vista dal Pincio, dal Giardino degli Aranci e dalla terrazza di Castel Sant’Angelo sono magici al tramonto: tenetene conto per la pianificazione del vostro programma.

5. Ricordate che se siete under 26 pagate il biglietto ridotto: approfittatene! In alcuni casi però oltre all’età richiedono anche la Tessera Studente, quindi se ce l’avete portatevela sempre dietro.

6. ATTENZIONE agli aperitivi e ai drink post-cena: hanno costi esorbitanti anche nei peggiori baracci! Meglio concentrarsi sulla cena.

PROGRAMMA:

Giorno 1 (Mercoledì, arrivo nel primo pomeriggio): consiglio di andare in esplorazione del proprio quartiere. Noi eravamo a Prati, quindi abbiamo visto: via Cola di Rienzo, Borgo Pio (non perdetevi il gelato di Hedera) e Castel Sant’Angelo. Cena alla Trattoria al Palazzaccio vicino a Piazza Cavour: voto 8.

Giorno 2 (Giovedì): giro del centro storico (piazza Navona, campo de’ Fiori (fermatevi a pranzare al forno, con una pizza bianca e mortazza!), Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, Galleria Colonna, Montecitorio; pomeriggio a villa Borghese (entrata alla Galleria prenotata su internet per le 17) , poi camminata verso la terrazza del Pincio e discesa a Pazza del Popolo. Cena da Splendor (sempre vicino a piazza cavour), pizzzeria napoletana. Voto 7 (le pizze che a Napoli pagavamo 4 euro qua costavano 9!!!).

Giorno 3 (Venerdì) : Santa Maria Maggiore, San Pietro in Vincoli (con l’imponente statua del Mosè), poi giù al Colosseo, Fori Romani e Palatino. Un importantissimo consiglio: il biglietto per il Colosseo vale anche per i Fori Romani e il Palatino, quindi NON acquistatelo al Colosseo! Spuntino dar Filettaro de Santa Barbara (apre alle 18) e poi la sera poi abbiamo approfittato dell’apertura dei Musei Vaticani. Cena poi alla Soffitta Renovatio in Piazza Risorgimento. Voto 6: piatti buoni ma scarsi e caretti!

Giorno 4 (Sabato): si parte con una visita completa al Vittoriale (causa pioggia): è stata una bella sorpresa, le mostre interne sono veramente interessanti! segue una rapida visita alla chiesa di Santa Maria in Aracoeli, che si trova lì a fianco, e poi si scende e si risale su in piazza del Campidoglio, dalla quale si gode un’ottima vista sui Fori Romani. Scendiamo lungo una stradina secondaria per arrivare nella piazza in cui c’è la basilica che ospita la Bocca della Verità: c’è veramente troppa fila e quindi ci limitiamo a fargli una foto dall’esterno. Attraversiamo il ponte per andare a mangiare a Trastevere (un ottima carbonara alle “Sette Oche”), e poi lo riattraversiamo per dirigerci al Circo Massimo e successivamente ci facciamo una passeggiata nel Giardino degli Aranci. Poi ci facciamo un giretto nei Rione Monti, dove c’è la tradizionale Ottobrata Monticiana. Cena da Su e Giù (sempre a Prati), ottima trattoria romana con prezzi onesti. Voto 9

Giorno 5 (Domenica): La giornata inizia con la visita al Quirinale (è aperto solo di domenica mattina), poi una capatina ai famosissimi mercatini di Porta Portese, pranzo a Testaccio (in un posto in Piazza Testaccio che non meritava una lira!) e poi via verso le catacombe: noi abbiamo scelto quelle di Santa Domitilla per poi dirigerci verso l’Appia Antica dove abbiamo aspettato A LUNGO l’arrivo dell’autobus. Per cena torniamo nel nostro quartiere, all’indiano Shanti. Voto: 7+

Giorno 6 (Lunedì): la mattinata la trascorriamo all’EUR, che non è solo il famoso palazzo che tutti conosciamo ma ha anche un enorme e bellissimo parco con un lago artificiale. Poi tappa alla Garbatella, dove mangiamo un ottima pizza romana al trancio e poi andiamo a cercare il bar dei Cesaroni. Pomeriggio a Trastevere dove visitiamo la chiesa di Santa Maria in Trastevere e poi ci perdiamo piacevolmente tra le viuzze. Cena da Sora Lella, sull’Isola Tiberina: ottima cucina (le polpette di bollito erano fenomenali) ma prezzi altini. Voto: 8

Giorno 7 (Martedì): finalmente visitiamo San Pietro, e dopo l’ultimo pranzo romano da Su e Giù è ora di tornare a casa!

Se avete qualsiasi altra domanda, non esitate a chiedere e… buone vacanze!

Vacanze romane: 7 giorni per vedere tutto (o quasi) – Giorno 1: Castel Sant’Angelo

Erano anni che il mio amatissimo moroso mi rompeva le scatole affinchè lo portassi a Roma, visto che lui, povero caro, non ci era ancora stato.

E così finalmente è stato accontentato, complici le offerte di Trenitalia e la settimana di vacanze forzate imposta dall’azienda. Con largo anticipo (4 mesi) abbiamo comprato i biglietti a prezzo scontato (29 euro) da Venezia-Mestre a Roma; poi abbiamo iniziato con calma a cercare una sistemazione decente, in centro e ad un prezzo accettabile. Qui ci siamo subito scontrati con la dura realtà: Roma è molto più cara di quanto ci aspettavamo e il soliti 60 euro a notte a camera che abbiamo sempre avuto come budget per le nostre sistemazioni in giro per il mondo questa volta non bastavano. Anzi, le sistemazioni più da poveracci si attestavano sugli 80-90 euro!

Dopo qualche giorno di fervida ricerca, e dopo aver prenotato un B&B passabile in zona stazione, decidiamo di cambiare completamente direzione e cercare un appartamento, una soluzione praticamente uguale ad un B&B ma con costi un pochino più contenuti. La scelta ricade sull’appartamento The Crescent, in piazza Cavour, quartiere Prati, una zona molto ben tenuta e sicura, abbastanza vicina a piazza del Popolo e piazza di Spagna. Ovviamente, se da una parte l’appartamento permette un discreto risparmio economico, dall’altra parte bisogna adattarsi a non avere quelle piccole comodità come la colazione e il cambio degli asciugamani.

Per la partenza avevamo scelto (e acquistato in anticipo su internet) un treno abbastanza presto la mattina che andasse da Portogruaro a Mestre, per non rischiare di perdere la coincidenza. Peccato che siamo arrivati abbastanza tirati in stazione e, fatalità, non c’era parcheggio, così abbiamo irrimediabilmente perso il treno!!! La vacanza inizia bene, insomma…

Prendiamo il treno successivo (una costosissima Freccia) e finalmente arriviamo a Mestre e da qui a Roma.  Primo traguardo: completato!

Secondo traguardo: raggiungere l’appartamento. Roma purtroppo è ancora 2000 anni indietro per quanto riguarda la metropolitana: ci sono solo due linee che si incrociano, quindi la loro utilità è molto limitata. Però rispetto all’autobus è un mezzo di trasporto molto più veloce, e quindi potendo conviene comunque utilizzare la metro. La fermata più vicina (si fa per dire, 10 minuti buoni di camminata!) all’appartamento è LEPANTO, sulla linea A.  Da qui si scende verso via Cola di Rienzo (famosa per i negozi) ed infine si arriva a piazza Cavour, dove si staglia l’imponente palazzo della Corte di Cassazione. L’appartamento è proprio su piazza Cavour, o meglio, all’inizio di via Crescenzio.

Dopo esserci impossessati dell’appartamento ci mettiamo subito alla ricerca di un posto in cui pranzare. All’incrocio tra via Cola di Rienzo e via Ezio veniamo colpiti da un’insegna un po’ agè “PIZZE RUSTICHE”: oltre che essere rustiche, sono anche ottime!! Soprattutto il trancio con la cicoria romana: che scoperta!

Con la pancia piena continuiamo il nostro giro su via Cola di Rienzo e poi ci dirigiamo verso Borgo Pio, il caratteristico borgo tra il Vaticano e Castel Sant’Angelo, dove tra le mille trappole per turisti c’è un’ottima gelateria, una delle migliori di Roma, Hedera.

Poi ci dirigiamo verso Castel Sant’Angelo, la massiccia fortezza sulle sponde del Tevere,  che ospita al suo interno delle interessanti esposizioni sulla sua storia e la  storia dei personaggi (imperatori e Papi) che nel corso di 2000 anni hanno sfruttato il castello per i più svariati scopi: mausoleo, carcere, rifugio, il castello è stato questo e molto altro. E salendo le scale elicoidali che portano alla terrazza panoramica, dalla quale si può avere il colpo d’occhio su tutta la città, si può avere un’idea della sensazione di potere che provavano questi personaggi. Il momento migliore per salire sulla terrazza è, chi l’avrebbe mai detto, il tramonto, quando il sole si nasconde dietro le mille cupole di roma.

Dopo questa incantevole vista, ritorniamo verso “casa” e ci fermiamo a cenare alla trattoria “Al Palazzaccio”: all’apparenza un po’ troppo turistica per il modo in cui veniamo accolti (il cameriere è indiano e si rivolge a noi in inglese!), ma una volta dentro capiamo subito di averci azzeccato, per l’alta presenza di indigeni! Difatti ci viene servita un’ottima cena a base di cacio e pepe (eccezionale!), abbacchio con patate e cicoria ripassata (una vera scoperta!).

Insomma, anche se l’inizio non è stato proprio dei migliori, nel corso della giornata abbiamo recuperato alla grande!

Andalusia portami via! Giorno 7: Marbella

Giorno 1

Giorno 2

Giorni 3 e 4

Giorni 5 e 6

Settimo e ultimo giorno da raccontare. Come al solito le ferie volano! Partiamo da Jerez in tarda mattinata, come al solito, e ci mettiamo subito in marcia verso Marbella, la nostra ultima tappa prima di tornare a Malaga per prendere l’aereo.

Ovviamente non può mancare la tappa intermedia per spezzare il viaggio e rifocillarsi. Questa volta scegliamo incuriositi Algeciras, perchè veniva spesso segnalata in autostrada come uscita “importante”. Interessante è il paesaggio che incontriamo avvicinandoci a questa destinazione intermedia: i campi brulli che hanno caratterizzato tutto il nostro viaggio lasciano spazio a delle caratteristiche rocce di arenaria rossa, molto simili a quelle che avevo incontrato in Colorado.

Algeciras invece è la classica città portuale, la Monfalcone della Spagna per fare un paragone con una città vicino a casa mia: quindi un porto immenso, tanti traghetti che fanno la spola con le coste africane, tanti immigrati e poche cose da vedere. Ci inoltriamo nei vicoli alla ricerca di un posto in cui mangiare e arriviamo per caso nella piazza del mercato. incuriositi, entriamo dentro per vedere se, oltre a vedere il pesce, lo cucinavano anche sul momento. Purtroppo no! così ci siamo diretti verso un baretto molto carino, il “Chicoqui”, dove abbiamo mangiato ottime tapas e anche fatto amicizia con un omaccione del posto al quale abbiamo chiesto indicazioni su dove poter mangiare una paella.

Ebbene sì, eravamo da una settimana in Spagna e non avevamo ancora mangiato una paella!! L’omaccione ci ha subito indicato il baretto di fronte, che si presentava come uno dei peggiori bar della città! Ma noi non abbiamo paura: l’abbiamo ringraziato e ci siamo subito diretti lì, dove ci ha accolto una signora sdentata che con fare quasi seccato ci ha chiesto cosa volevamo mangiare.” La Paella! ” abbiamo detto, e lei ci ha confermato che ce l’aveva. Poco dopo però è uscito un uomo (probabilmente il cuoco) tutto trafelato, e ci comunica che la paella è sufficiente solo per due persone, e quindi se volevamo ci poteva fare del polipo. “Certo, non c’è problema” facciamo noi, e l’uomo torna dentro un po’ più sollevato… ma qualche minuto dopo lo vediamo uscire di corsa dalla porta di servizio e recarsi verso la pescheria… AVEVA FINITO ANCHE IL POLPO??? 🙂 Dopo tutte queste divertenti vicissitudini ci arriva finalmente il pranzo: tutto ottimo anche se decisamente troppo condito per i nostri standard!

A pancia piena raggiungiamo l’auto e ci dirigiamo verso Marbella, più precisamente la Playa del Cable:

Anche qui troviamo un posticino con ombrelloni di paglia e chiringuitos, ma niente a che vedere con la tranquilla e selvaggia spiaggia di Zahara! Dopo un pomeriggio di relax ci dirigiamo verso il lungomare e facciamo un’ottima cena a base di pesce nel borgo dei pescatori, seguita da una romanticissima passeggiata sul lungomare cercando di vedere le stelle cadenti, e per finire un tuffo nella movida spagnola aspettando che arrivino le 3. Eh sì, perchè l’aereo ce l’avevamo alle 6 di mattina!

Insomma, una splendida e lunghissima serata nella località più vivace della costa del Sol è stata la conclusione perfetta di questa fantastica vacanza!

MARBELLA: VOTO 8.

Andalusia portami via! Giorni 5 e 6: costa de la Luz

Giorno 1

Giorno 2

Giorni 3 e 4

Il quinto giorno ci alziamo sul tardi, tanto per cambiare, ma questa volta siamo pervasi da una sottile eccitazione data dalla voglia di andare alla scoperta della costa atlantica. Così ci incamminiamo in fretta verso il nostro ultimo hotel a Jerez della Frontera, la città celebre per per il circuito dove corre la Formula 1.

Il nostro hotel è il Tryp Jerez, appena fuori dalle mura del centro storico, che però non abbiamo intenzione di visitare. Jerez infatti è semplicemente la nostra base per andare alla scoperta della costa atlantica. Facciamo quindi un veloce pit-stop per metterci il costume e scegliamo la nostra prima spiaggia: Rota. Per la precisione capitiamo nella Playa de la Costilla, dove io e Paola troviamo subito il chiringuito che fa al caso nostro per pranzo: Azucar de Cuba.

Dopo esserci rifocillati con degli ottimi gamberoni alla griglia e la specialità della casa, la carne alla cubana, ed aver goduto della splendida vista sulla spiaggia, noleggiamo dei lettini e ci rilassiamo. è tutto perfetto, a parte il vento che soffia sempre impetuoso, per i nostri standard.

La sera poi deciamo di spostarci per cena a El Puerto de Santa Maria, una località a metà strada che offre un’intensa vita notturna. Tutta la zona pedonale è tempestata di bancarelle e localini, e ne scegliamo uno per gustarsi un’ottima fritturina di pesce, una bella vista sul porto e soprattutto un impareggiabile vino fino, anche detto vino del puerto. Cos’è? Semplice, è il famoso Sherry, il vino liquoroso tanto amato dagli inglesi! Dicono che la morte sua sia con la gazzosa…! Noi ne assaggiamo solo un bicchiere per fortuna, e poi dirottiamo su un ottimo Barbadillo, un vino bianco fermo molto aromatico che abbiamo avuto modo di apprezzare per caso a Siviglia.

E per finire, un giretto tra i vicoli del centro storico dove veniamo accalappiati dalla solita PR per bere un mojito a un prezzo stracciato. Quando si tratta di mojito, come si fa a dire di no?!

Tornati in hotel è compito dei ragazzi trovare un parcheggio, perchè quello sotterraneo è già chiuso.

La mattina dopo ci svegliamo tardissimo, scendiamo per fare colazione e troviamo una simpatica multa ad attenderci. Cosa facciamo? Chiediamo al barista, il quale ci informa tranquillamente che non c’è problema, basta andare al parchimetro e pagare la tariffa massima, 8€ e inserite la multa assieme alla ricevuta nella fessura. Insomma, paghi un decimo della multa e a posto così! Simpatici questi spagnoli!

Contentissimi di aver risparmiato settanta euro, ci mettiamo in marcia verso il luogo prescelto per il pranzo, Barbate. Località di pescatori, un po’ trascurata e flagellata dal vento, ci riserva però anche alcune piacevoli sorprese come la taberna El Gamba, un locale sul lungomare specializzato in crostacei crudi abbinati a cestelli di birra, il tutto accompagnato da un’atmosfera piratesca molto easy.

Purtroppo però non riusciamo a stare in spiaggia per il forte vento e quindi decidiamo di tentare la fortuna dirigendoci verso Zahara de los Atunes. Ebbene sì, abbiamo deciso di seguire i suggerimenti del calzolaio ambulante! E abbiamo fatto bene, perchè qui abbiamo trovato il nostro paradiso: WILLY BEACH! Spiaggia selvaggia e semideserta, ombrelloni di paglia, surfisti e mojito, cosa volere di più?

L’oceano a Zahara era magnifico, l’acqua cristallina, la sabbia bianchissima… la più bella spiaggia che abbia mai visto! Dopo il pomeriggio di relax ci siamo spostati di chiringuito in chiringuito per l’aperitivo finchè il sole non è scomparso dietro al mare, dopodichè ci siamo diretti verso il centro per gustarci il famoso tonno rosso. Dopo un po’ di ricerca abbiamo trovato finalmente la bettola che faceva al caso nostro, dove abbiamo mangiato dell’ottimo tonno e non solo con circa 15 euro a testa!  Per finire, un giretto nel centro di Cadice, giusto per dire che l’avevamo vista, e poi tutti a nanna!

ROTA: voto 8

BARBATE: voto 7

ZAHARA: voto 10 (GRAZIE ANTONIO!!!)

Giorno 7