Involtini di pesce spada e stracchino

Involtini di pesce spada e stracchino

 

Con questo caldo la voglia di cucinare e di mangiare qualcosa di caldo è praticamente nulla, ma non mi posso certo ridurre ad andare avanti con scatolette di tonno, mozzarelle e quant’altro…che noia!

Così oggi, mentre vagavo per le corsie del supermercato, mi sono chiesta cosa poter preparare per pranzo, e come spesso succede le offerte della settimana mi sono venute in aiuto: pesce affumicato e stracchino del Nonno Nanni…perchè no?

INGREDIENTI per 2 persone:

100gr. di pesce spada affumicato a fette (circa 6 fette)

120gr. di Stracchino “Nonno Nanni” (o quello che vi pare, ma io ADORO quello del Nonno Nanni!)

una manciata di rucola (andate a occhio!)

mezzo gambo di sedano (anche qua ad occhio, perchè il sapore del sedano deve essere appena accennato!)

sale e pepe

pomodorini datterino e rucola come contorno

PROCEDIMENTO:

Tritate la rucola e il sedano, e poi metteteli in una ciotola con lo stracchino, sale e pepe, amalgamando il tutto per bene finchè non otterrete una consistenza cremosa.

Stendete su un piatto le fettine di pesce spada ad una ad una, adagiandovi su un lato un cucchiaio di ripieno stracchinoso e poi arrotolandole su se stesse.

Tagliate i pomodorini datterino e conditeli con sale, olio extravergine d’oliva e origano.

ET VOILA, il pranzetto leggero estivo è servito!

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Tra straordinari forzati e scioperi forzati, esiste una via di mezzo?

Io: da un anno in Ideal Standard, con un orario standard, dalle 8 alle 5 e quindi la possibilità di essere a casa per le 5 e mezza, al più tardi alle sei, per godersi un po’ di vita assie… EH NO!

Lui: da due anni esce di casa alle 7.30 per rientrare alle 19.30-20. Lavora in un’azienda in forte espansione in cui l’orario “standard” non è 8 ore, ma 9! Ovviamente anche l’ultima ora, essendo standard, non viene pagata! E guai ad uscire dopo 8 ore, che ti chiedono subito se stai poco bene! PRODURRE PRODURRE PRODURRE è il loro motto!

Quindi fino a due giorni fa pensavo io di essere la fortunata tra i due, quella che aveva trovato al primo colpo il lavoro della vita, quello che potrebbe andare bene anche dopo aver avuto dei bambini perchè ha degli orari e delle persone umane!

E invece no, ecco che arriva la mazzata: l’Ideal Standard chiude! COME CHIUDE??? Va bene, siamo in crisi, ma non pensavamo fino a questo punto… e le persone assunte recentemente? E gli investimenti fatti ad inizio anno? Non importa, la decisione rimane.

Quindi ieri ed oggi mi sono ritrovata a casa, in ferie forzate, mentre i miei colleghi più agguerriti presidiavano l’ingresso dell’azienda, e ho pensato che vorrei tanto lavorare in un’azienda sana, che mi dia la tranquillità di pianificare la mia vita a medio termine e che mi dia anche spazio per viverla, questa vita.

Perchè che senso ha vivere solo per lavorare?

Greeley, ovvero l’esatto opposto delle Hawaii

Greeley non dovrebbe essere in Colorado. Il Colorado da cartolina è quello delle Rocky Mountains, delle Great Sand Dunes e delle rocce rosse, dei grattacieli di Denver e le città abbandonate del Far West, quando i cercatori d’oro trovarono una fortuna tra le montagne.

…ma questo ve lo racconterò in un altro post!

Greeley invece si trova già abbondantemente nelle Big Plains, quel territorio di mezzo che va dalle Rocky Mountains alla costa est, caratterizzato da campi e campi e dalla vita di provincia.

Ebbene sì, sono proprio capitata nel bel mezzo della provincia americana, altro che New York o Los Angeles!

Quella provincia in cui l’università (UNC) è il centro del mondo, mentre in centro città non c’è quasi nessuno durante i giorni feriali.

Una cittadina in cui convivono mille etnie, ci sono i negozi di quartieri che vendono solo junk food, e ci sono gli edifici commerciali bassi lungo la via principale, mentre più in là le villette in legno tutte uguali sono diligentemente affiancate l’una all’altra, come soldatini, come nei film.

Pensate che una delle prime cose che ci hanno comunicato, appena arrivati, è che l’edificio in cui alloggiavamo nel campus (17 piani) era il più alto del nord Colorado, da Denver a Cheyenne (circa 200km)!! Che primato!!

Un’altra caratteristica distintiva di Greeley era l’odore di mucca, ovviamente citato alla grande da South Park! Poteva non comparire per giorni, per poi riaffacciarsi prepotentemente quando ormai te n’eri quasi dimenticato.

Ma Greeley era anche tramonti mozzafiato, scoiattoli impertinenti e persone fantastiche

Mi manca l’esatto opposto delle HAWAII!

Coca-Cola fa arrabbiare i fans (e non solo) con la campagna “Share a Coke with”

L’ultima trovata della Coca-Cola è togliere il proprio marchio dalle bottiglie e sostituirlo con dei nomi comuni, in modo tale che le persone si sentono spronate a fotografare la bottiglia, condividerla sui social network e taggare la persona con il nome corrispondente.

Una campagna di marketing virale che però ha avuto rapidamente il suo bell’effetto boomerang!

Perchè? Semplice, perchè Coca-Cola afferma di aver scelto i nomi in base alle classifiche dei nomi più diffusi nei vari paesi, ma le persone vorrebbero trovare il loro nome e si sentono frustrate nel sapere che non è stato preso in considerazione dall’azienda.

Ma anche per i rivenditori non sono tutte rose e fiori: guardate qua sotto che cartello hanno dovuto mettere per evitare che le sopracitate persone si affannino per cercare il proprio nome che non c’è:

 

Certo, c’è da dire che certi nomi potevano essere evitati, come Adolf, che, come dice la persona che ha pubblicato la foto, non è il caso di riesumare e tanto non conosceva neanche la Coca Cola:

 

Ci sono poi anche i no-global, che enfatizzano i “difettucci” che una multinazionale del genere può portare con sè:

 

Insomma, Coca-Cola questa volta si è un po’ tirata la zappa sui piedi, o non importa come ma basta che se ne parli?

I Miei Chocolate Chips Cookies

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Dopo la mia avventura in America, ho provato varie ricette per cercare di riassaporare quel sapore unico dei chocolate chips cookies, ma nessuna mi convinceva appieno perchè avevano tutti quella caratteristica che piace tanto agli americani: erano un po’ “chevy”, gommosi insomma!

Invece io avevo provato sia la versione “chevy” che quella “crunchy”, croccante e corposa, ed era proprio questo il risultato che volevo ottenere!

Così, dopo tanti tentativi e la consultazione di numerose ricette online, finalmente stasera sono arrivata alla ricetta che cercavo!

Ingredienti:

150 gr di farina Manitoba

110 gr di burro

50 gr di zucchero bianco

60 gr di zucchero di canna

1 uovo

100 gr gocce di cioccolato fondente

aroma di vanillina

Procedimento: lasciare sciogliere il burro a temperatura ambiente per circa un ora, poi amalgamarlo con lo zucchero, l’uovo e la farina. Aggiungere quindi al composto la vanillina e le gocce di cioccolato.

Preriscaldare il forno a 180°, e nel frattempo amalgamare bene il composto e poi formare delle palline da disporre nella teglia del forno, ben distanziate tra di loro (a me di solito ne stanno 12).

Cuocere in forno per 15-20 minuti, stando ben attenti a controllare il livello di cottura perchè tra un biscotto ben cotto e uno bruciato è un attimo!!! A cottura ultimata lasciare raffreddare i biscotti a forno semi aperto per circa mezz’ora, dopodichè possono essere trasferiti su un vassoio.

ATTENZIONE: danno una forte dipendenza!