Mini cheesecake all’arancia

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Ultimi scampoli di un inverno che non c’è mai stato, e ultime arance. Ho deciso quindi di utilizzare questo frutto tipicamente invernale per preparare un dolcetto tipicamente estivo: un connubio perfetto per questo mese di transizione!

INGREDIENTI PER 15 MINI CHEESECAKE:

Per la base:

60 gr di biscotti integrali Galbusera

30 gr di burro

Per la crema:

250 gr di Philadelphia

200 gr di panna

50 gr di zucchero a velo (oppure direttamente 250 gr di panna zuccherata)

un uovo

buccia grattugiata di un’arancia

Per la gelatina:  

una bustina di Tortagel

due cucchiai di zucchero

il succo e la polpa di un’arancia + 100 ml di acqua (in totale 250 ml di liquido)

Per la decorazione:

un’arancia tagliata a spicchietti

PROCEDIMENTO:

Preparare prima la base: tritare i biscotti al tritatutto e sciogliere i 30 gr di burro al microonde per 1 minuto, poi amalgamarli assieme e distribuire il composto nei pirottini (circa un cucchiaio scarso per ogni pirottino).

Passiamo quindi alla crema: in una ciotola amalgamiamo il Philadelphia con il tuorlo dell’uovo, la panna non montata e lo zucchero a velo. Mescoliamo fino a quando si forma una crema. Aggiungiamo quindi la buccia grattugiata dell’arancia e gli albumi che avremo precedentemente montato a neve. Incorporiamoli con calma e poi versiamo la crema nei pirottini (circa un cucchiaio e mezzo per pirottino).

Mettiamo i pirottini in forno e li cuociamo per 20 minuti a 160°.

Nel frattempo iniziamo a preparare la gelatina: spremiamo l’arancia e versiamone il succo e la polpa in un bicchiere, riempiendolo poi fino all’orlo con l’acqua. In un pentolino versiamo il Tortagel, due cucchiai di zucchero e il liquido (arancia + acqua). Portiamo ad ebollizione fino a quando inizia ad addensarsi, poi spegniamo il fuoco e lasciamo riposare.

Togliamo dal forno le cheesecake, le lasciamo raffreddare un po’ e poi ci versiamo sopra la gelatina (un cucchiaio per ogni pirottino). Tagliamo un’altra arancia a spicchietti e ne adagiamo quattro su ogni pirottino.

Et voilà, un dolcetto sfizioso perfetto per chiudere una cena tra amici o da portare alla festa di Carnevale!

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Millefoglie al cioccolato con crema di ricotta e pistacchi

San Valentino è ormai passato da un pezzo, lo so, ma avevo altri post da pubblicare e quindi il post culinario era passato in secondo piano. Ma questo non è un dolce buono solo per la festa degli innamorati. È un dessert perfetto anche per concludere delle cene in compagnia, perchè può essere preparato prima e conservato in frigo fino al momento della consumazione.

INGREDIENTI per 2 persone:

50 gr di cioccolato fondente

50 gr di ricotta

50 gr di panna dolce da montare

20 gr di pistacchi

PROCEDIMENTO:

Per prima cosa prepariamo le sfoglie di cioccolato: sciogliamo il cioccolato fondente nel microonde o a bagnomaria, poi prendiamo la teglia del forno, la rivestiamo con la carta da forno e con un pennello da cucina spalmiamo il cioccolato sulla carta da forno. Per ogni persona facciamo 4 sfogliette: possiamo dargli la forma di cuore, quadrata, rettangolare…insomma, come preferite, l’importante è che le dimensioni delle sfoglie siano simili.

Mettiamo quindi la teglia in frigo e procediamo col preparare la crema: tritiamo i pistacchi sgusciati nel tritatutto e mescoliamoli in una ciotola con la ricotta. Poi montiamo la panna a neve ferma e la incorporiamo al composto di ricotta, mescolando delicatamente per non smontare la panna. Poniamo anche la ciotola in frigo.

Dopo circa un’ora togliamo il tutto dal frigo e iniziamo ad assemblare il dolce: io per comodità li assemblo direttamente sui piattini da dessert. Prendiamo la teglia con le sfoglie e stacchiamo delicatamente la prima con la lama di un coltello, la adagiamo sul piatto e ci versiamo sopra un cucchiaio di crema e continuiamo così fino ad avere quattro sfoglie e tre strati di crema.

Rimettiamo i piattini in frigo fino al momento di servirli et voilà: il dessert è in tavola!

7 strategie per valorizzare l’effetto Made-in

In Cina, come ben sappiamo, il concetto di brevetto è ancora qualcosa di molto vago. Le aziende asiatiche collaborano sempre più spesso con le aziende europee per produrre qualsiasi tipo di prodotto ad un costo inferiore, e questo comporta da un lato la completa disponibilità a imparare le fasi della ricerca e sviluppo, ma dall’altra parte le legittima a copiare proprio quel determinato prodotto, una volta conclusasi la collaborazione.

L’episodio più eclatante è avvenuto l’anno scorso, quando un’azienda cinese ha proposto in Fiera a Milano e su internet degli scooter con nomi diversi, ma con sotto la dicitura “Vespa model”! E anche  durante il mio anno e mezzo nel settore dei sanitari ho avuto modo di vedere diversi fornitori cinesi che in Cina vendono con il proprio brand quegli stessi prodotti che in teoria dovrebbero essere stati sviluppati ESCLUSIVAMENTE per un determinato cliente europeo.

Sembra proprio che ci vogliano prendere in giro, ma non è così. Alla base ci sono due importanti problemi: la cultura e il sistema legislativo. In poche parole, per loro questo atteggiamento è completamente accettabile perchè vedono una netta distinzione tra mercato europeo e mercato cinese. Problemi che, incredibilmente, sono comuni anche a un Paese che sembrerebbe avere ben poco in comune con la Cina, gli Stati Uniti.

Qui troviamo moltissimi cloni dei nostri prodotti alimentari: c’è il “parmesan”, cugino alla lontana del nostro Parmigiano Reggiano, ci sono le taniche di aceto balsamico di “Modena”da 5 litri, c’è il “Prosciutto Daniele” che ovviamente non ha niente a che vedere con quello di San Daniele.

Si stima che dei prodotti “italiani” in commercio negli Stati Uniti, solo 1/3 sia effettivamente italiano, e tra le principali ragioni ci sono proprio quelle già esaminate per la Cina: il mancato riconoscimento delle certificazioni di autenticità europee e i più bassi standard qualitativi.

Come difenderci quindi da questo attacco da Est e da Ovest? Mettendo in pratica, congiuntamente, queste importanti strategie:

  1. INVESTIRE IN PUBBLICITÀ COMPARATIVE: educare i consumatori a riconoscere i prodotti italiani evidenziandone le loro peculiarità.
  2. INNOVARE MANTENENDO LA TRADIZIONE: offrire una continua evoluzione tecnologica del prodotto pur mantenendo inalterate le caratteristiche distintive.
  3. EVIDENZIARE LE ORIGINI NEL PACKAGING: la confezione è importante, soprattutto nei prodotti a largo consumo, per differenziarsi dai contraffattori.
  4. FAR PROVARE IL PRODOTTO IN-STORE: la possibilità di vedere, toccare, assaggiare il prodotto è determinante nella scelta di acquisto del consumatore, perché solo così si può rendere conto veramente del suo livello di qualità.
  5. COOPERARE CON AZIENDE CHE PRODUCONO PRODOTTI COMPLEMENTARI: l’unione fa la forza, soprattutto quando si tratta di riuscire a condividere i mezzi per promuovere i prodotti.
  6. DISTRIBUIRE IN MODO SELETTIVO E DI NICCHIA: queste modalità di distribuzione permettono di valorizzare la qualità del proprio prodotto e di non disperdere le proprie forze.
  7. PARTECIPARE ALLE FIERE: esporre il proprio prodotto nella “terra del nemico” è un modo per rivendicare la propria originalità e scalzare le imprese locali dal loro podio immeritatamente conquistato.

Insomma, anche nel caso della contraffazione, il 7 è il numero chiave per riuscire a dare ai nostri prodotti italiani il valore che si meritano!

Alla scoperta della Valpolicella: la cantina Corte Lenguin

Qual è il miglior periodo dell’anno per visitare Verona? San Valentino, of course! La città degli innamorati per l’occasione si veste di mille cuoricini e organizza la “Giulietta e Romeo Half Marathon”, che ovviamente può essere corsa anche in coppia (8km per lei, 13km per lui, o viceversa!).

Ma Verona non è solo la città dell’amore: c’è anche l’Amarone! La Valpolicella è veramente ad un passo dalla città: è fin un peccato non farci un salto. E così abbiamo fatto: sabato pomeriggio ci siamo segnati tre cantine che volevamo visitare e siamo partiti da quella che chiudeva prima. Siamo partiti da Verona in netto ritardo, erano circa le 17 e la prima cantina chiudeva alle 18, mentre le altre due alle 19.

La prima cantina in questione era la Corte Lenguin, sita a San Pietro in Cariano. Dopo le solite difficoltà per trovare il posto, finalmente arriviamo ed entriamo nella cantina, dove troviamo il proprietario intento a servire un signore del posto. Gli chiediamo se possiamo acquistare del vino e lui gentilmente ci risponde di si, invitandoci ad aspettare. Dopo aver servito il signore ci fa cenno di scendere nella cantina mentre lui va a prendere i bicchieri.

E qui si apre un mondo: ci chiede che vino vogliamo assaggiare e io, spavalda, indico subito l’Amarone La Coeta, segnalato sul web come il migliore vino dell’azienda. Il proprietario ribatte: “Se ti faccio assaggiare questo poi non ti gusterai più gli altri! C’è un percorso da fare!”

Così tra una chiacchiera e l’altra veniamo introdotti al favoloso mondo del rossi della Valpolicella: come primo assaggio c’è il Ripasso, che si ottiene per rifermentazione sulle vinacce di Amarone. Gradazione: 13-14°. Poi si sale al Rosso Passito Secco Classico, detto San Lorenzo, che altro non è che un Amarone sotto false vesti. Infatti ci viene spiegato che il disciplinare impone una determinata produzione di Amarone all’anno, e quindi quelle uve che sono comunque idonee per l’Amarone ma sono in eccesso subiscono lo stesso procedimento ma vengono imbottigliate con un’altra denominazione più generica.

Assaggiamo quindi l’Amarone Classico, che come il rosso precedente ha la particolarità di essere affinato in botti di rovere di Slavonia, poi è la volta dell’altra coppia: un altro rosso passito e il tanto decantato Amarone “La Coeta”, che hanno la particolarità di essere affinati in tonneaux, piccole botti di legno tostato francese. Questo procedimento conferisce loro un sapore più fruttato.

Tutti degli ottimi vini e con un buon rapporto qualità/prezzo. La completezza della degustazione proposta inoltre ci lascia piacevolmente sorpresi, anche se dobbiamo ammettere che avremmo gradito almeno qualche stuzzichino da sbocconcellare, visto il grado alcolico dei vini proposti!

PS: è chiaro che dopo una degustazione del genere si era già quasi fatte le 19 e quindi non abbiamo potuto visitare le altre due aziende: peccato, vuol dire che sarà una scusa per ritornare a visitare questi luoghi meravigliosi!

Tanti auguri a me! Variazioni sul tema: la torta caprese.

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TANTI AUGURI A ME!! TANTI AUGURI A MEEEE!!! Ieri ho compiuto ben 26 anni e come al solito mi sono voluta preparare una bella torta per festeggiare.

L’idea di partenza era quella di fare la celeberrima torta caprese di Iginio Massari (la ricetta la trovate sul blog Fables de Sucre), ma poi come al solito manca quello, manca quell’altro, o meglio non avevo proprio le dosi esatte dei vari ingredienti.

Quindi ecco la mia personale variazione sul tema:

  • 200 gr di zucchero a velo
  • 25 gr di miele di acacia
  • 200 gr di burro
  • 4 tuorli
  • 35 gr di cacao amaro
  • 100 gr di mandorle in polvere
  • 100 gr di farina 00
  • mezza bustina di lievito per dolci
  • 230 gr di cioccolato fondente
  • 4 albumi

Il procedimento è lo stesso previsto per la ricetta originale e lo trovate qui.

Anche con le modifiche che sono stata costretta a fare, è una torta veramente goduriosa, soprattutto se mangiata tiepida!

Spiedini di gamberi e guanciale con lenticchie al curry

Un piatto invernale dal vago sapore etnico che farà la sua figura per il cenone della Vigilia di Natale o a Capodanno, ma che è l’ideale anche per una veloce e sfiziosa cenetta a lume di candela.

INGREDIENTI per 2 persone:

90 gr di lenticchie secche

2 cucchiai di verdure miste per soffritto (sedano, carota, cipolla)

8 code di gamberi

8 fettine di guanciale

un rametto di rosmarino

brodo vegetale

sale e pepe

un cucchiaino di curry

burro

PROCEDIMENTO: Mettete a rosolare in una padella le verdure da soffritto con una noce di burro e il cucchiaino di curry. Risciacquate le lenticchie sotto l’acqua corrente e aggiungetele al soffritto. Fate andare per alcuni minuti, poi aggiungete il brodo vegetale caldo fino a ricoprire completamente le lenticchie. Abbassate il fuoco e coprite con un coperchio.

Mentre le lenticchie cuociono, tagliate il guanciale a fettine sottili, prendete i gamberi e avvolgeteli con il guanciale, poi infilzatene 2 per spiedino, per lungo. Quando sono passati circa 25 minuti (le lenticchie ce ne impiegano circa 35 per cuocere), mettete a scaldare la bistecchiera con una noce di burro. Quando è bella rovente appoggiatevi gli spiedini e cuoceteli 5 minuti per lato.

Nel frattempo le lenticchie dovrebbero essere cotte: assaggiatele e aggiustatele di sale e pepe se necessario.

BUON APPETITO!

Plum cake ai mirtilli rossi

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Cosa c’è di meglio di un soffice plum cake per iniziare la giornata con il piede giusto? Ma qual è il giusto livello di sofficezza di un plum cake?

Per me l’impasto “perfetto” è quello che ho trovato nel blog “La buona cucina di Katty”, nella ricetta della torta di uva fragola. L’avevo fatta una volta ed ero rimasta estasiata dalla consistenza della torta, e così ho voluto usare lo stesso impasto per provare a fare un plum cake. Vi riporto quindi la ricetta riadattata:

INGREDIENTI:

400 gr di farina 00
130 gr di burro
190 gr di zucchero
2 uova
250 ml di latte (nella ricetta originale c’erano 100 ml di latte e 150 ml di succo di macerazione dell’uva)
50 gr di mirtilli rossi essicati (nella ricetta originale c’era ovviamente l’uva)
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito

PROCEDIMENTO:

Per prima cosa mettete a bagno i mirtilli essiccati. Montate il burro a temperatura ambiente con lo zucchero e aggiungere uno alla volta i tuorli d’uovo. Montate quindi gli albumi a neve ferma con un pizzico di sale. Preriscaldate il forno a 180°.
Aggiungere al burro la farina setacciata con il lievito e alternate con il latte, aggiungete anche i mirtilli e amalgamateli all’impasto. Infine aggiungete delicatamente gli albumi montati.

Foderate una teglia da plum cake con la carta da forno e adagiatevi al suo interno l’impasto. Cuocete in forno a 180° per 35-40 minuti (fate la prova dello stecchetto!). Una volta raffreddato cospargetelo con lo zucchero a velo et voilà, la colazione è pronta!!

Grazie mille Katty per questo ottimo impasto!