Zuppa di Halloween: Ceci, Fagioli Neri e Zucca

Una delle cose che adoro di più dell’autunno sono le zuppe: così cremose, calde e avvolgenti sono capaci di rendere meno buie le serate autunnali.

Questo è un esperimento e come al solito per i miei esperimenti parto dalle cose che ho già a disposizione in dispensa: in questo caso ceci e fagioli neri (un acquisto compulsivo pensando a una cena messicana mai realizzata), ai quali ho ben pensato di aggiungere l’alimento principe dell’autunno: la zucca!

Ingredienti per una persona:

30 gr di ceci secchi

30 gr di fagioli neri secchi

200 gr di zucca

mezzo scalogno

olio EVO

rosmarino

sale e pepe

parmigiano reggiano

Per prima cosa bisogna mettere i ceci e i fagioli neri a mollo nell’acqua. Io parto già la sera prima quindi li tengo a bagno circa 20 ore.

Il giorno dopo scolare i legumi e mettere a soffriggere in una pentola antiaderente lo scalogno tritato. Quando è bello dorato aggiungere i legumi e iniziare a mettere l’acqua: io sono partita con mezzo litro, per poi aggiungerla mano a mano se necessario.

Intanto che la zuppa inizia a prender forma, occuparsi della zucca: aprire e pulire la zucca (togliendo la buccia) e tagliare due spicchi da circa 100 gr l’uno. Uno spicchio va tagliato a dadini e messo da parte per essere inserito in un secondo momento nella zuppa, mentre l’altro spicchio va tagliato a lamelle, le quali saranno poi adagiate sulla teglia da forno, condite con olio EVO, sale grosso e rosmarino, e fatte cuocere a 200° per 30 minuti, fino a che non diventato belle croccanti.

La zuppa va fatta cuocere 1h e mezza con i soli legumi (aggiustando di sale e pepe e di acqua quando viene assorbita tutta), poi possiamo aggiungerci la zucca tagliata a dadini.  Continuiamo la cottura per un’altra mezz’ora, poi spegniamo il fuoco e lasciamola riposare per una decina di minuti,

A questo punto possiamo versare la zuppa nel piatto, decorarla con le chips di zucca e finire con un filo di olio EVO e una grattata di parmigiano.

BUON APPETITO!

con questa ricetta partecipo alla raccolta:

Torta di Halloween: zucca e mandorle

La zucca è uno degli alimenti che ho imparato ad apprezzare negli ultimi anni e vista la notevole produzione di zucche nell’orto di mia nonna, ogni volta che vado a trovarla ne rubo una e ne approfitto per avere sempre a casa delle zucche fresche e soprattutto biologiche!

La parte più rognosa è sicuramente aprire la zucca e toglierli la buccia! Io non ho ancora trovato un metodo che sia allo stesso tempo sicuro ed efficace: ho rischiato più volte le dita! Comunque una volta rubata la zucca della nonna la pulisco in un’unica volta, poi la taglio a spicchi e la congelo, in modo da averla sempre pronta all’occorrenza.

Ed infatti mi è tornata utile, perchè ieri sera avevo voglia di fare una torta ma non avevo bene le idee chiare sul tipo di torta che volevo fare…poi mi sono ricordata della zucca in freezer e mi sono detta: è perfetta!

Ecco gli ingredienti:

2 uova

150 gr di zucchero di canna

100 gr di burro

150 gr di farina 00

150 gr di farina integrale

200 gr di zucca

100 ml di latte

40 gr di mandole a lamelle

1/2 cucchiaino di cannella

1 bustina di lievito

PROCEDIMENTO: per prima cosa pulite e tagliate la zucca a spicchi (potete anche lasciare la buccia), incartatela nell’alluminio e mettetela in forno a 200° per circa 40 minuti. Poi mettete la zucca su un tagliere, dividete con un coltello la polpa dalla buccia e schiacciate la polpa con una forchetta (non frullo la zucca perchè mi piace molto sentire una consistenza rustica nella torta).

In una ciotola montate i tuorli con lo zucchero di canna e il burro a pomata (lasciato per qualche ora a temperatura ambiente), poi aggiungete un po’ di farina setacciata e latte, fino a esaurire tutto il latte e quasi tutta la farina. Aggiungete quindi al composto la zucca schiacciata, mezza confezione di mandorle e la cannella. Amalgamate per bene il tutto e poi mettere da parte l’impasto per montare a neve gli albumi con un pizzico di sale. A questo punto aggiungete all’impasto la restante farina che sarà stata setacciata assieme al lievito, mescolate bene, e poi aggiungete anche gli albumi montati, facendo attenzione a mescolarli dal basso verso l’alto.

Distribuire l’impasto sulla tortiera e spargerci sopra le restanti mandorle. Infornare a 180° per 35-40 minuti.

BUON HALLOWEEN A TUTTI!

con questa ricetta partecipo alla raccolta:

Torta della mamma (aka yogurt, mele, uvetta e pinoli)

image

Momento amarcord ieri sera, avevo voglia di casa. Quella di quand’ero piccola e mia mamma ci faceva i dolci per colazione, ed essendo quattro fratelli ogni giorno era una torta nuova perché ce la spazzolavamo tutta prima della fine della giornata successiva!
Per un periodo mia mamma era solita comprare le miscele per dolci (non chiedetemi perché!) e così aveva provato a fare un po’ tutte le torte presenti nel ricettario all’interno della confezione.
La mia preferita era sicuramente la torta gardena allo yogurt, perché era ricca senza essere pesante e rimaneva un po’ umida dentro, dando quella sensazione di perfetta sinfonia tra i vari ingredienti.
E così ieri sera ho chiamato mia mamma per farmi dare la ricetta, che ovviamente nel corso degli anni si è un po’ discostata dall’originale! La particolarità è che, soprattutto per praticità, il vasetto di yogurt viene usato come dosatore.

Ingredienti:
Un vasetto di yogurt naturale intero
Tre vasetti di farina
Un vasetto di zucchero bianco e uno di zucchero di canna
Mezzo vasetto di olio di semi
Due uova
100gr di uva passa
50gr di pinoli
Una bustina di lievito
2 mele di piccole dimensioni

Procedimento:
Come prima cosa mettere a mollo l’uva passa e poi sbucciare le mele e tagliarle a dadini.
In una ciotola rompere le uova e mescolarle con lo yogurt, lo zucchero, la farina setacciata assieme al lievito e per ultimo aggiungere l’olio piano piano.
Accendere il forno a 180 gradi.
Poi inserire nell’impasto anche i pinoli, l’uvetta scolata dall’acqua e i pezzettini di mela. Mescolare per bene e distribuire il composto nella tortiera.
Cuocere in forno a 180 gradi per 35 minuti.

BUON APPETITO!

Vacanze romane: 7 giorni per vedere tutto (o quasi) – Giorno 1: Castel Sant’Angelo

Erano anni che il mio amatissimo moroso mi rompeva le scatole affinchè lo portassi a Roma, visto che lui, povero caro, non ci era ancora stato.

E così finalmente è stato accontentato, complici le offerte di Trenitalia e la settimana di vacanze forzate imposta dall’azienda. Con largo anticipo (4 mesi) abbiamo comprato i biglietti a prezzo scontato (29 euro) da Venezia-Mestre a Roma; poi abbiamo iniziato con calma a cercare una sistemazione decente, in centro e ad un prezzo accettabile. Qui ci siamo subito scontrati con la dura realtà: Roma è molto più cara di quanto ci aspettavamo e il soliti 60 euro a notte a camera che abbiamo sempre avuto come budget per le nostre sistemazioni in giro per il mondo questa volta non bastavano. Anzi, le sistemazioni più da poveracci si attestavano sugli 80-90 euro!

Dopo qualche giorno di fervida ricerca, e dopo aver prenotato un B&B passabile in zona stazione, decidiamo di cambiare completamente direzione e cercare un appartamento, una soluzione praticamente uguale ad un B&B ma con costi un pochino più contenuti. La scelta ricade sull’appartamento The Crescent, in piazza Cavour, quartiere Prati, una zona molto ben tenuta e sicura, abbastanza vicina a piazza del Popolo e piazza di Spagna. Ovviamente, se da una parte l’appartamento permette un discreto risparmio economico, dall’altra parte bisogna adattarsi a non avere quelle piccole comodità come la colazione e il cambio degli asciugamani.

Per la partenza avevamo scelto (e acquistato in anticipo su internet) un treno abbastanza presto la mattina che andasse da Portogruaro a Mestre, per non rischiare di perdere la coincidenza. Peccato che siamo arrivati abbastanza tirati in stazione e, fatalità, non c’era parcheggio, così abbiamo irrimediabilmente perso il treno!!! La vacanza inizia bene, insomma…

Prendiamo il treno successivo (una costosissima Freccia) e finalmente arriviamo a Mestre e da qui a Roma.  Primo traguardo: completato!

Secondo traguardo: raggiungere l’appartamento. Roma purtroppo è ancora 2000 anni indietro per quanto riguarda la metropolitana: ci sono solo due linee che si incrociano, quindi la loro utilità è molto limitata. Però rispetto all’autobus è un mezzo di trasporto molto più veloce, e quindi potendo conviene comunque utilizzare la metro. La fermata più vicina (si fa per dire, 10 minuti buoni di camminata!) all’appartamento è LEPANTO, sulla linea A.  Da qui si scende verso via Cola di Rienzo (famosa per i negozi) ed infine si arriva a piazza Cavour, dove si staglia l’imponente palazzo della Corte di Cassazione. L’appartamento è proprio su piazza Cavour, o meglio, all’inizio di via Crescenzio.

Dopo esserci impossessati dell’appartamento ci mettiamo subito alla ricerca di un posto in cui pranzare. All’incrocio tra via Cola di Rienzo e via Ezio veniamo colpiti da un’insegna un po’ agè “PIZZE RUSTICHE”: oltre che essere rustiche, sono anche ottime!! Soprattutto il trancio con la cicoria romana: che scoperta!

Con la pancia piena continuiamo il nostro giro su via Cola di Rienzo e poi ci dirigiamo verso Borgo Pio, il caratteristico borgo tra il Vaticano e Castel Sant’Angelo, dove tra le mille trappole per turisti c’è un’ottima gelateria, una delle migliori di Roma, Hedera.

Poi ci dirigiamo verso Castel Sant’Angelo, la massiccia fortezza sulle sponde del Tevere,  che ospita al suo interno delle interessanti esposizioni sulla sua storia e la  storia dei personaggi (imperatori e Papi) che nel corso di 2000 anni hanno sfruttato il castello per i più svariati scopi: mausoleo, carcere, rifugio, il castello è stato questo e molto altro. E salendo le scale elicoidali che portano alla terrazza panoramica, dalla quale si può avere il colpo d’occhio su tutta la città, si può avere un’idea della sensazione di potere che provavano questi personaggi. Il momento migliore per salire sulla terrazza è, chi l’avrebbe mai detto, il tramonto, quando il sole si nasconde dietro le mille cupole di roma.

Dopo questa incantevole vista, ritorniamo verso “casa” e ci fermiamo a cenare alla trattoria “Al Palazzaccio”: all’apparenza un po’ troppo turistica per il modo in cui veniamo accolti (il cameriere è indiano e si rivolge a noi in inglese!), ma una volta dentro capiamo subito di averci azzeccato, per l’alta presenza di indigeni! Difatti ci viene servita un’ottima cena a base di cacio e pepe (eccezionale!), abbacchio con patate e cicoria ripassata (una vera scoperta!).

Insomma, anche se l’inizio non è stato proprio dei migliori, nel corso della giornata abbiamo recuperato alla grande!

Pasta Madre: Odi et Amo

Vi presento Geronimo:

IMG272

é la nostra Pasta Madre, donataci con amore dalla nostra amica Paola in versione semisolida (80ml di acqua per 100gr di farina), e che noi abbiamo trasformato in liquida (100ml di acqua per 100gr di farina) per questioni prettamente pratiche (è più autonoma!).

Ci è stata regalata poco prima delle ferie e quindi ha giaciuto per quasi un mese agonizzante in frigo, senza un nome e senza pappa. Al ritorno dalle ferie io volevo quasi quasi buttarla, ma il mio moroso incredibilmente voleva salvaguardarla (gli ha dato lui il nome, e io per un po’ dal “battesimo” lo continuavo a chiamare Girolamo!!). Così abbiamo iniziato a darle qualche attenzione in più e piano piano ci siamo cimentati nella pizza EVA, versione da fare in giornata, cercando ogni volta di migliorare il risultato finale. Diciamo che con la pizza non è andata affatto male e ci ha soddisfatti fin da subito. Stessa cosa anche per le piadine, sempre da ricetta del blog FABLES de SUCRE, che abbiamo scoperto facilissime da fare.

Discorso a parte invece va fatto per i lievitati dolci: dopo i primi disastrosi tentativi con la torta di rose (tant’è che non abbiamo più provato a farla!!!), e dopo aver scoperto grazie ai preziosi consigli del gruppo su Facebook “La pasta Madre” che i croissants non vanno congelati da crudi lievitati, come avevo sempre pensato, ho avuto un’incredibile botta di fortuna la prima volta che ho fatto le brioches Fiordilatte, sempre dei Fables (eh, sì, ormai sono “Fablesaddicted”!!!): l’impasto è venuto incredibilmente morbido e soffice al primo tentativo! 999777_10201919938665317_536327083_nSarà che quel giorno ero arrabbiata, perchè le successive due volte mi è venuto letteralmente uno schifo…e soprattutto non capivo dove sbagliavo e quindi continuavo a commettere sempre gli stessi errori!

Poi sono incappata per caso nel blog Pan di Pane, dove c’è una dettagliata spiegazione su come incordare gli impasti dolci: è stato la mia salvezza! Ho finalmente capito che il mio impasto si fermava al primo stadio e quindi dovevo lavorarlo ancora molto!

Adesso la mia prossima sfida è quella di riuscire a fare un pane decente: per ora ho provato a fare per due volte il Pane dei Ricordi, ma la mollica mi esce sempre un po’ pesante e umida! Ma come non ho mollato con le brioches, non mollerò neanche con il pane!

BUON IMPASTO A TUTTI!

Cinquanta sfumature di…aspettative!

Ho un importante annuncio da fare, una notizia sensazionale che aspettavo di dare da tempo:

DOPO UN ANNO; HO FINALMENTE FINITO DI …. LEGGERE LA TRILOGIA “CINQUANTA SFUMATURE DI..,”!!!!

Incredibile, ce l’ho fatta anch’io!

Tutto iniziò la scorsa estate, quando impazzava la febbre delle sfumature e migliaia, milioni di donne di tutte le età si sciroppavano i tre libri sotto l’ombrellone tutti d’un fiato. Anche gente che non aveva mai letto un libro in tutta la sua vita era lì che sfoggiava orgogliosa i libri cult dell’estate.

All’inizio io avevo bellamente ignorato questa tendenza, concentrandomi sulle mie solite letture…non altisonanti classici, ma nemmeno letture da quattro soldi, ed era così che consideravo le sfumature.

Poi in autunno mi sono ritrovata in un periodo in cui non sapevo cosa leggere e mi è venuta la brillante idea di iniziare a leggere la famosa trilogia. Non l’avessi mai fatto! Dopo le prime avventure un po’ piccanti caratterizzanti la prima fase della relazione, quando Christian era ancora “cattivo”, inizia il nulla cosmico, anzi, ancora peggio, la ripetitività. 

Lui che la “usa”, lei che ci sta ma poi si pente e si chiede se lui cambierà mai, lui che cerca di cambiare ma non ci riesce… e via così, anche dopo che si sono sposati la situazione rimane sempre la stessa: il secondo e il terzo libro sono veramente noiosi, tant’è che ho pensato più volte di abbandonarli, ma ormai avevo iniziato e volevo cercare di arrivare alla fine!

E così eccomi qui, dopo un anno, a gioire della fine di questa “avventura”! Devo ammettere però, che l’ultima metà del terzo libro è tornata di nuovo ad essere coinvolgente e quindi a dare un senso al mio anno “leggifero” perso dietro a questa trilogia.

Insomma, mia cara autrice, diciamocela tutta: la vicenda poteva stare benissimo dentro due libri, ma tu hai voluto/dovuto diluirla un bel po’ per farla diventare una trilogia!

Una cosa è certa, di sicuro non leggerò tutte le altre miriadi di storie-fotocopia che sono state pubblicate dopo il successo delle sfumature, nè tanto meno andrò a vedere il tanto atteso film!

CINQUANTA SFUMATURE DI…: VOTO 6–