Un Natale low-cost a Berlino

Seconda volta a Berlino, e ogni volta è sempre una scoperta, e ogni volta mi innamoro di nuovo di questa città particolarissima eppure così familiare. Tra le città che ho visto finora è sicuramente la mia preferita, che sia autunno o inverno. Mi mancano ancora la primavera e l’estate e poi ho visto 4 delle mille facce di Berlino.

Che fare dunque a Natale a Berlino? Ci sono dei posti chiusi durante le feste? Queste sono le domande che mi ponevo prima di partire e alle quali non ho trovato risposta sul web, quindi voglio portare la mia esperienza affinchè possa essere utile a qualcun altro.

Io e mia sorella abbiamo passato 5 notti e 6 giorni a Berlino, dal 22 al 27, volando con Easyjet da Venezia a Berlino Schoenefeld e alloggiando al Plus Hostel di Warschauer Platz (quartiere Friedrichshain). BUDGET TOTALE (volo+alloggio+vivere là): 320 €. L’ostello-hotel fa parte di una catena e si trova in una vecchia scuola ristrutturata (male). Noi eravamo in una stanza doppia con bagno privato. I pregi di questa sistemazione sono sicuramente la posizione (vicinissima alla East Side Gallery e al vivace quartiere di Friedrichshain) e l’ottimo rapporto qualità-prezzo (15 euro a testa a notte! Ovviamente senza colazione), mentre la pulizia lascia un po’ a desiderare: per quanto le signore delle pulizie passino ogni giorno, le camere sembrano sempre un po’ sporche!

GIORNO 1: Arrivate all’aeroporto di Schoenefeld verso le 15, imbocchiamo il porticato che conduce alla stazione, facciamo un biglietto singolo (3.2€ per le zone A-B-C, visto che l’aeroporto è in zona C), prendiamo la linea S9 fino a Ost Kreuz e poi prendiamo una qualsiasi delle linee che vanno verso ovest. Scendiamo a Warschauer Strasse, giriamo a sinistra seguendo la ferrovia sopraelevata fino al Max-Koch-Passage, lo attraversiamo e troviamo il Plus Hostel alla nostra destra. Sistemate le nostre cose ci dirigiamo all’East Side Gallery che ormai è buio (in questo periodo a Berlino il sole tramonta alle 4!), ma ciò non ci impedisce di ammirare gli splendidi graffiti che ricordano il Muro.

Per cena scegliamo uno dei tanti ristoranti che affollano Friedrichshain: il prescelto è Matreshka, un delizioso ristorantino gestito da due ragazzi giovani che propone un’ottima cucina russa. VOTO: 9

GIORNO 2: Ci alziamo di buon’ora e, dopo una veloce colazione in un baretto lì vicino, prendiamo la S-Bahn fino a Friedrichstrasse (per muoverci durante questi 5 giorni abbiamo deciso di prendere la Berlin Welcome Card, che con 36€ ci da accesso illimitato a tutti i mezzi, oltre ad una serie di sconti in alcuni locali e musei). Costeggiamo brevemente la Sprea ed eccoci arrivate al Reichstag, il parlamento tedesco nel quale è possibile visitare la modernissima cupola di vetro. La visita è gratuita ma bisogna prenotare: c’è un piccolo edificio nel quale è possibile fare la prenotazione per l’ora e il giorno che si preferisce, in base alla disponibilità. Noi abbiamo quindi prenotato per le 12 del giorno stesso, e nel frattempo abbiamo visitato il Denkmal fur die Ermodeten Juden (il cui centro visitatori quel giorno era chiuso) e Postdamer Platz, dove c’era il primo dei tanti mercatini di natale sparsi per la città.

Reichstag

denkmal fur die ermodete Juden

Dopo la visita al Reichstag abbiamo fatto un pranzo veloce e poi abbiamo visitato il Check Point Charlie e la Topographie des Terrors, un interessantissimo museo gratuito che documenta gli orrori del Nazismo. La visita dura qualche ora e quando usciamo è già buio: l’ora perfetta per fare un giro al mercatino di Natale di Gendarmenmarkt! Per cena poi scegliamo un posto tipicamente tedesco, la Berliner Republik, una birreria sulla Sprea dove, dopo le 17, c’è la Borsa della Birra: i prezzi cambiano a seconda degli ordini! VOTO: 7 e mezzo.

GIORNO 3: Gite fuori porta oggi! La mattina prendiamo la metro fino a Oranienburg e poi ci facciamo un quarto d’ora a piedi fino al campo di concentramento di Sachsenhausen. Purtroppo il centro visitatori è chiuso, ma è comunque possibile visitare il campo. Esperienza indescrivibile, resa ancora più intensa dal forte vento e dalla pioggia che piano piano inizia a scendere.

Nel pomeriggio ci spostiamo alla Spandau Zitadelle (entrata 4€, 2.5€ ridotto), una singolare fortezza medioevale che ospita alcuni musei (poco interessanti per la verità). Vale la pena solo vedere la fortezza da fuori e salire sulla torre per godere del panorama.

Per cena ritorniamo a Friedrichshain, però tutti i posti che ci interessano sono chiusi (sia il 24 che il 25), quindi entriamo al GOBI, un ristorante thai-vietnamita-giapponese alquanto deludente! VOTO: 4

GIORNO 4:  è Natale!! Al mattino andiamo a Messa in una chiesa cattolica di Kreuzberg (la più vicina all’hotel), poi prendiamo la metro fino a Charlottenburg, dove visitiamo l’ennesimo mercatino di Natale e il parco del castello.

Verso le 3 ci spostiamo poi al museo del Bauhaus, molto interessante e con un costo contenuto. Usciti dal museo inizia a piovere a dirotto, per fortuna che lì vicino c’è la fermata del bus 100 che ci porta fino ad Alexanderplatz. Approfittiamo per fare un giretto anche in questi mercatini, poi torniamo in hotel, dove ceniamo (cucina italiana) visto che anche oggi i ristoranti che ci interessavano sono chiusi. VOTO: 6 (non amo per niente mangiare italiano all’estero!)

GIORNO 5: Altra gitarella fuori porta, questa volta a Postdam, dove si trova l’imponente parco di Sanssouci. percorriamo l’intero parco per ammirare i vari palazzi, poi ci fermiamo a pranzo in un giapponese e nel pomeriggio visitiamo il grazioso centro storico con l’immancabile mercatino di Natale (decisamente il più bello tra quelli che abbiamo visto!).

Castello di Sanssouci

Torniamo quindi in centro e visitiamo la Gedachtniskirche, la chiesa che è stata quasi completamente rasa al suolo dai bombardamenti. Ovviamente anche la piazza antistante ospitava il suo mercatino! Prendiamo quindi l’ormai familiare bus 100 e scendiamo prima alla Colonna della Vittoria, poi alla Porta di Brandeburgo e per finire di nuovo Alexanderplatz, per avere la possibilità di vederli in notturna e soprattutto senza pioggia!

Per cena, finalmente i nostri ristoranti sono di nuovo aperti, e questa volta scegliamo Sigiriya, un ottimo ristorantino che serve specialità dello Sri Lanka. VOTO: 9

GIORNO 6: Siamo arrivati alla fine del viaggio e siamo pronte per lo sprint finale: visitiamo il Duomo di Berlino, l’isola dei musei, la Statua di Marx ed Engels, il caratteristico isolato di Nikolaiviertel, la Rote Rathaus (il municipio di Berlino), per poi dirigerci verso la Fernsehen Turm (la famosissima torre della tv) ai cui piedi c’è un parchetto giochi con i tappeti elastici conficcati per terra come se fossero tombini!

La piazza di Nikolaiviertel

L’ultimo bratwurst e poi via verso gli Hachescher Hofe (un insieme di corti settecentesche collegate tra di loro), la Sophienkirche (dove Martin Luther King ha fatto un discorso) e la Sinagoga. Nel frattempo si sono fatte le 3 e mezza ed è ora di tornare in hotel, prendere le valigie e dirigerci verso l’aeroporto!

AUF WIEDERSEHEN BERLIN, ICH LIEBE DICH!

Pierino e il lupo…Le 5 cose da non fare in azienda!

(Ancora per poco) sono Product Manager a livello europeo e questo significa avere una visione a livello strategico dei prodotti. Il nostro compito è quello di comunicare questa visione ai Local Product Manager, più attivi a livello operativo, e di coordinarli in modo tale da applicare correttamente la strategia aziendale adattandola ai bisogni dei singoli Paesi.

è importante quindi saper ascoltare le richieste provenienti dai singoli Paesi, filtrandole e prendendo in considerazione solo quelle in grado di dare un significativo valore aggiunto all’azienda.

A volte però i Local Product Manager non riescono ad avere questa visione strategica dell’azienda. Vediamo un po’ gli errori più frequenti:

1. Proporre in continuazione prodotti che non sono nel tuo portfolio (e tanto meno in quello Europeo): questo problema in realtà dovrebbe essere filtrato dalla forza vendita. Il caso tipico vede il cliente che contatta il nostro agente per avere un prodotto tale  e quale a quello del competitor X (con tanto di foto e specifiche tecniche), ovviamente a un prezzo inferiore. L’agente fa il primo clamoroso errore di dirgli che non c’è problema e contatta il Product Manager locale, il quale sa benissimo che quel prodotto non ce l’abbiamo, ma assicura anche lui all’agente che non c’è problema, per poi passare la palla a me chiedendomi se è possibile vendere il prodotto Y in fuori produzione, oppure modificare il prodotto Z per farlo assomigliare al prodotto X! Il più delle volte, con i volumi e il margine che vorrebbe il cliente, la risposta è NO!

2. Classificare ogni progetto come super urgente… (con annesse e-mail urgenti, telefonate urgenti, ecc…) il più clamoroso episodio :”Mi servono 800 cabine fuori misura! Devo dare una risposta al cliente entro domani!”

3. …e poi non portare a termine niente! Questo è il classico atteggiamento da Pierino che non porterà da nessuna parte, ma anzi farà spazientire i tuoi interlocutori e li porterà a contrassegnare il tuo indirizzo e-mail come spam! Soprattutto bisogna capire che la gente alle tue “richieste urgenti” si mobilita in un certo modo e se poi vede che non se ne fa niente ci rimane anche male (anche perchè solitamente Pierino non avvisa mica che il progetto è naufragato!).

4. Prendere l’impegno con il cliente prima di aver controllato la fattibilità: altro caso alla Pierino: e-mail urgentissima per una fornitura di tot vasche. Chiedo gentilmente maggiori dettagli (qual è il margine, tanto per iniziare?) e la risposta è la seguente: “Il margine è tot (numero bassissimo) ma tanto è un punto irrilevante perchè abbiamo già preso accordi con il cliente!” E allora che chiedete a fare? Continuate pure con la vostra attività sommersa.

5. Gonfiare le stime di margini e volumi pur di vedere approvato un progetto. E poi fallirle miseramente (ovvio, le hai inventate!) e dare la colpa alla forza vendita che non sa vendere o, molto peggio, al prodotto in sè che non è stato progettato abbastanza bene. Se un progetto vale 100 e tu sai benissimo che a 100 non verrebbe mai approvato e quindi GONFI le stime, la colpa è solo tua. La prossima volta rientrerai anche tu nella lista nera dei Pierino e le tue stime verranno accuratamente controllate e ricontrollate.

Insomma, è chiarissimo che il comportamento dei vari Pierino che circolano in azienda non porta da nessuna parte, anzi, contribuisce a rallentare ulteriormente i tempi già troppo lunghi dei quali un’azienda strutturata necessita per prendere delle decisioni.

Attenzione quindi FUTURO PIERINO: l’effetto boomerang è proprio dietro l’angolo! E ti colpirà al momento della tua prossima richiesta!

Un Pane semplice che più semplice non si può!

Lo dicevo che sarei riuscita a trovare il mio pane!!! E difatti piano piano, prova dopo prova, ce l’ho fatta!

é partito tutto, come al solito, sulla pagina Facebook della Pasta Madre, dove un bel giorno Gaia ha postato una ricetta particolare, uno slow pane con solo 35 gr di pasta madre (addirittura non rinfrescata!!) per 700 gr di farina. Ecco qui la sua meravigliosa videoricetta.

Io l’ho provata, l’ho apprezzata tantissimo, l’ho ulteriormente semplificata e modificata leggermente e quindi ecco qua la mia versione:

INGREDIENTI:

350 gr di farina (una volta l’ho fatto interamente con la farina 1, la seconda volta con 80% di 00 e 20% di manitoba: sono venuti entrambi ottimi!)

circa 180 ml di acqua (dipende da quanto assorbe la farina)

un cucchiaio di li.co.li. (lievito madre liquido)

un filo d’olio EVO

un cucchiaino di sale

PROCEDIMENTO:

Io di solito, per comodità, parto la sera prima rinfrescando il lievito. Lo tolgo dal frigo, lo lascio un’ora a temperatura ambiente, lo rinfresco, lo lascio un’altra ora a TA e poi lo rimetto in frigo.

Dopo 24 ore in frigo lo trovo quasi raddoppiato, quindi gli faccio finire la lievitazione e dopo due orette è pronto.

In una ciotola metto la farina, la faccio arieggiare, poi ci aggiungo un cucchiaio di licoli e lo sfarino per bene. Aggiungo quindi l’acqua a poco a poco, mescolando e lasciando il tempo alla farina di assorbirla. Continuo ad impastare fino ad ottenere un impasto morbido ma sodo. A questo punto aggiungo l’olio, lo faccio assorbire, poi aggiungo anche il sale e do un’ultima impastata.

Mi trasferisco sulla spianatoia infarinata e sbatto più volte l’impasto. Gli do quindi una forma tondeggiante, lo trasferisco nella ciotola infarinata (io di solito ci metto la semola) e poi ho due opzioni:

1. Lo lascio lievitare 8-10 ore a TA per poi cucinarlo la mattina successiva.

2. Lo lascio 1 ora a TA e poi lo metto a riposare in frigo per tirarlo fuori la mattina successiva e poi lasciarlo lievitare fino alla sera.

Una volta lievitato, lo tolgo dalla ciotola e lo trasferisco sulla spianatoia infarinata con la semola, lo allargo delicatamente e lo “impacchetto” a busta (nel video di Gaia si capisce bene), per poi adagiarlo sulla teglia con la chiusura del pane (il lembo della busta) a contatto con la carta forno.

Accendo il forno a 220° e dopo mezz’ora prendo il pane, gli faccio un bel taglio profondo e lo metto in forno. cuoco 10 min. a 220 e mezz’ora a 200, con gli ultimi 10 min. ventilati (o con un mestolo a tenere una fessura aperta nel forno). Faccio quindi raffreddare il pane a forno aperto sulla gratella.

è un pane semplicissimo e rustico, che si presta benissimo per le bruschette!