Riflessioni di una selezionatrice occasionale

Come ben sapete, è da più di due mesi ormai che cerco lavoro. Centinaia di CV inviati, qualche colloquio sostenuto, poche risposte in caso negativo. La cosa che mi faceva più rimanere male, all’inizio della mia ricerca, era proprio il fatto di non ottenere risposte alle candidature che inviavo, e così rimanevo sempre nel limbo: “L’avranno letta la mail?” era la domanda che mi attanagliava più spesso, tant’è che quelle poche volte che ho ricevuto delle risposte, seppur negative, ho scritto una risposta di ringraziamento perchè così potevo “archiviare la pratica”.

Nei giorni scorsi mio padre, titolare di un’agraria, mi ha chiesto di aiutarlo a cercare un addetto al magazzino e alle consegne, che doveva possedere come requisito indispensabile la patente C+E, nonchè avere esperienza nella movimentazione e manutenzione dei macchinari per il carico/scarico merci. Mi sono subito attivata scrivendo un annuncio su Indeed, il motore di ricerca che utilizzo solitamente per cercare lavoro.

Ebbene, dopo poche ore avevo già ricevuto due candidature abbastanza attinenti!!! E nel giro di 3 giorni ho ricevuto circa 15 candidature via mail, mentre direttamente in azienda si sono presentate altrettante persone. Morale della favola: la selezione, iniziata venerdì mattina, si è conclusa lunedì mattina.

Delle quindici candidature pervenute via mail, cinque erano più o meno in linea con quanto cercavamo, cinque avevano qualche vaga attinenza mentre le restanti cinque erano proprio fuori luogo: una signora di 55 anni con esperienza come parrucchiera, diversi ragazzi con esperienza come camerieri o operai e senza patente C. Si vede proprio la loro disperazione nel cercare lavoro, qualunque esso sia.

Una persona in particolare mi ha colpito: un signore 55enne, elettricista e idraulico, che nella sua mail ha scritto chiaramente: “So che il mio curriculum non corrisponde a quello che state cercando, ma ho bisogno di lavorare”.

Ecco che allora capisco chiaramente la situazione disperata nella quale siamo e l’impossibilità, da parte delle persone che fanno i selezionatori di professione, di rispondere alle centinaia di CV che ricevono quotidianamente.

Io, nel mio piccolo, ho cercato di rispondere a tutti, ma sono stata solo una selezionatrice per un weekend.

P.S.: una cosa però voglio dire alle persone che si sono candidate: TUTTE, ma proprio tutte, hanno un CV che va assolutamente migliorato: andate nelle agenzie per il lavoro e chiedete una mano per renderlo leggibile. Vedrete che magari qualche opportunità di colloquio in più arriverà.

Pierino e il lupo…Le 5 cose da non fare in azienda!

(Ancora per poco) sono Product Manager a livello europeo e questo significa avere una visione a livello strategico dei prodotti. Il nostro compito è quello di comunicare questa visione ai Local Product Manager, più attivi a livello operativo, e di coordinarli in modo tale da applicare correttamente la strategia aziendale adattandola ai bisogni dei singoli Paesi.

è importante quindi saper ascoltare le richieste provenienti dai singoli Paesi, filtrandole e prendendo in considerazione solo quelle in grado di dare un significativo valore aggiunto all’azienda.

A volte però i Local Product Manager non riescono ad avere questa visione strategica dell’azienda. Vediamo un po’ gli errori più frequenti:

1. Proporre in continuazione prodotti che non sono nel tuo portfolio (e tanto meno in quello Europeo): questo problema in realtà dovrebbe essere filtrato dalla forza vendita. Il caso tipico vede il cliente che contatta il nostro agente per avere un prodotto tale  e quale a quello del competitor X (con tanto di foto e specifiche tecniche), ovviamente a un prezzo inferiore. L’agente fa il primo clamoroso errore di dirgli che non c’è problema e contatta il Product Manager locale, il quale sa benissimo che quel prodotto non ce l’abbiamo, ma assicura anche lui all’agente che non c’è problema, per poi passare la palla a me chiedendomi se è possibile vendere il prodotto Y in fuori produzione, oppure modificare il prodotto Z per farlo assomigliare al prodotto X! Il più delle volte, con i volumi e il margine che vorrebbe il cliente, la risposta è NO!

2. Classificare ogni progetto come super urgente… (con annesse e-mail urgenti, telefonate urgenti, ecc…) il più clamoroso episodio :”Mi servono 800 cabine fuori misura! Devo dare una risposta al cliente entro domani!”

3. …e poi non portare a termine niente! Questo è il classico atteggiamento da Pierino che non porterà da nessuna parte, ma anzi farà spazientire i tuoi interlocutori e li porterà a contrassegnare il tuo indirizzo e-mail come spam! Soprattutto bisogna capire che la gente alle tue “richieste urgenti” si mobilita in un certo modo e se poi vede che non se ne fa niente ci rimane anche male (anche perchè solitamente Pierino non avvisa mica che il progetto è naufragato!).

4. Prendere l’impegno con il cliente prima di aver controllato la fattibilità: altro caso alla Pierino: e-mail urgentissima per una fornitura di tot vasche. Chiedo gentilmente maggiori dettagli (qual è il margine, tanto per iniziare?) e la risposta è la seguente: “Il margine è tot (numero bassissimo) ma tanto è un punto irrilevante perchè abbiamo già preso accordi con il cliente!” E allora che chiedete a fare? Continuate pure con la vostra attività sommersa.

5. Gonfiare le stime di margini e volumi pur di vedere approvato un progetto. E poi fallirle miseramente (ovvio, le hai inventate!) e dare la colpa alla forza vendita che non sa vendere o, molto peggio, al prodotto in sè che non è stato progettato abbastanza bene. Se un progetto vale 100 e tu sai benissimo che a 100 non verrebbe mai approvato e quindi GONFI le stime, la colpa è solo tua. La prossima volta rientrerai anche tu nella lista nera dei Pierino e le tue stime verranno accuratamente controllate e ricontrollate.

Insomma, è chiarissimo che il comportamento dei vari Pierino che circolano in azienda non porta da nessuna parte, anzi, contribuisce a rallentare ulteriormente i tempi già troppo lunghi dei quali un’azienda strutturata necessita per prendere delle decisioni.

Attenzione quindi FUTURO PIERINO: l’effetto boomerang è proprio dietro l’angolo! E ti colpirà al momento della tua prossima richiesta!

Lettera aperta a Ideal Standard

Sottotitolo: storia di un amore spezzato

Sottosottotitolo: AAA lavoro cercasi!!!

Che la mia azienda fosse in crisi, si sapeva. Ne ero cosciente già al momento del colloquio, un anno e mezzo fa. Ma l’offerta di lavoro era molto interessante e quindi non ci ho pensato due volte: anche se l’azienda era in crisi, era comunque un ottimo modo di iniziare la propria carriera! Così dopo uno stage di 6 mesi ho pensato di avere ancora una certezza in più quando mi hanno comunicato che sarei stata assunta con un contratto di apprendistato. Ho pensato: “Perfetto, adesso ho l’opportunità di crescere veramente!”

Sognavo progetti innovativi, trasferte all’estero, collaborazioni con le altre funzioni, e in effetti per i primi mesi tutto sembrava andare secondo i piani: mi avevano persino fatto partecipare a un corso di SOCIAL MEDIA MARKETING a Milano, la mia passione!!

Poi tutto ad un tratto le cose sono precipitate e a luglio ci è arrivata la prima mazzata: lo stabilimento di Orcenico chiude a fine anno! Ma la mobilità avrebbe interessato solo gli operai e la parte operations, mentre gli impiegati con un contratto a livello Holding (come me) sarebbero stati riallocati nello stabilimento di Belluno. Certo, non proprio comodissimo, ma meglio di niente!

Questa comunicazione ci aveva messo tutti in allerta, perchè sentivamo che era l’inizio della fine… e infatti ecco che la scorsa settimana arriva la mazzata: ci sono 250 esuberi in tutta Europa, a tutti i livelli. E ovviamente io sono tra i prescelti!

L’azienda ha intenzione di ridurre al minimo i costi, soprattutto quelli di marketing. Ma senza investimenti in comunicazione e in servizi al cliente, perderemo credibilità e di conseguenza le vendite continueranno a diminuire. Una strategia per niente lungimirante. Ma forse l’azienda ha altri piani: ridurre i costi al minimo per rivitalizzare il patrimonio nel breve periodo, e poi vendere tutto a un prezzo più vantaggioso. D’altra parte siamo governati da una società d’investimento quindi le decisioni seguono puramente logiche finanziarie.

è triste vedere che l’azienda si sta autodistruggendo da sola, un passo alla volta. Ed è ancora più triste vedere la propria carriera sgretolarsi quando stava proprio per iniziare. All’inizio ero arrabbiata e decisa  a fare il minimo indispensabile: avrei lasciato il lavoro il giorno stesso. Poi è arrivata la rassegnazione e la voglia di dare un contributo positivo e  di portare a termine i progetti fino all’ultimo giorno. Penso che sia l’atteggiamento giusto per evitare di sentirsi inutili tutt’ad un tratto.

Cosa farò dopo? Chi lo sa! Sicuramente non è facile trovare lavoro in questo periodo, ma ho in mente un paio di progetti che potrebbero dare una svolta alla mia vita.

Perchè è proprio vero che situazioni del genere vanno viste non come una disgrazia, ma come un OPPORTUNITÀ, un occasione che la vita ti offre per dirti: “Ehi, è ora di mettere in atto il piano B!”

5 strumenti per migliorare la comunicazione interna aziendale

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Ogni giorno nelle aziende di medie e grandi dimensioni si assiste ad un’ingente perdita di informazioni, perché siamo abituati a condividere le nostre conoscenze solo quando strettamente richiesto e solo con le persone direttamente interessate.

Prendiamo l’esempio di un team di Product Manager locali e centrali dislocati in tutte le sedi aziendali sparse per l’Europa. Queste persone interagiscono prevalentemente con un flusso CENTRALE –> LOCALE e LOCALE –>CENTRALE, mentre lo scambio di informazioni LOCALE –> LOCALE è molto limitato, sovraccaricando così lo staff centrale che dovrà porsi come “messaggero” tra i diversi Paesi.

L’obiettivo dello staff centrale è quindi quello di evitare il più possibile di perdere tempo a ripetere le informazioni che interessano gli staff locali, e promuovere la collaborazione diretta tra i Paesi, ove possibile.

Ma quali sono i tool che l’azienda ha a disposizione per aiutare i team a collaborare?

1)      E-MAIL: la classica, buona, vecchia e-mail, con la quale tutti gli impiegati hanno un rapporto di amore-odio: se ti arrivano troppe mail non ce la fai a stargli dietro, se te ne arrivano troppo poche, inizi a preoccuparti! Il problema delle mail è che, essendo uno strumento tradizionale di comunicazione uno-a-uno/ uno-a-molti, non permette una collaborazione interattiva “molti-a-molti”. Un punto a favore delle mail però è che tutti, volenti o nolenti, le leggono, quindi il messaggio prima o poi arriva a destinazione. VOTO: 6-

2)      INTRANET AZIENDALE: teoricamente sarebbe un buon tool per collaborare, perché integra il sistema gestionale, il database e tutte quelle informazioni di carattere generale. Il problema è che molto spesso viene ignorato dalle persone come strumento di collaborazione, perché è considerato più che altro come uno spazio riservato alle comunicazioni “dall’alto”. VOTO: 7

3)      SKYPE: con Skype è possibile collaborare attraverso le call di gruppo e, a differenza delle classiche conference call, c’è la possibilità di vedersi faccia a faccia: questo darebbe l’illusione di un contatto più umano, che spesso manca in aziende con sedi sparse in diversi Paesi. Il problema è che in alcuni Paesi, soprattutto dell’Est Europa, si fa ancora fatica ad avere una connessione decente e quindi provare ad usare le video call sarebbe solo una perdita di tempo. VOTO: 6–

4)      FACEBOOK GROUPS: Facebook permette di condividere informazioni e files all’interno di un ambiente privato (settando il gruppo come privato…ma siamo sicuri che lo sia veramente?). Il problema principale è che Facebook viene visto dall’azienda come uno strumento per perdere tempo, non per lavorare! VOTO: 5

5)      YAMMER: Yammer ha più o meno la stessa interfaccia grafica di Facebook, ma è pensato proprio per la collaborazione intra-aziendale. Ci si iscrive con la email aziendale e automaticamente si entra nel network aziendale, costituito da tutte le persone che hanno inserito la mail con lo stesso dominio aziendale. Il principale ostacolo è convincere le persone ad iscriversi ad un altro servizio e soprattutto convincerle ad usarlo! VOTO: 6+

Insomma, alla fine conviene puntare sulla intranet aziendale, che è un tool già a disposizione di tutti.. la sfida adesso sta “solo” nel promuoverne l’utilizzo!

Tra straordinari forzati e scioperi forzati, esiste una via di mezzo?

Io: da un anno in Ideal Standard, con un orario standard, dalle 8 alle 5 e quindi la possibilità di essere a casa per le 5 e mezza, al più tardi alle sei, per godersi un po’ di vita assie… EH NO!

Lui: da due anni esce di casa alle 7.30 per rientrare alle 19.30-20. Lavora in un’azienda in forte espansione in cui l’orario “standard” non è 8 ore, ma 9! Ovviamente anche l’ultima ora, essendo standard, non viene pagata! E guai ad uscire dopo 8 ore, che ti chiedono subito se stai poco bene! PRODURRE PRODURRE PRODURRE è il loro motto!

Quindi fino a due giorni fa pensavo io di essere la fortunata tra i due, quella che aveva trovato al primo colpo il lavoro della vita, quello che potrebbe andare bene anche dopo aver avuto dei bambini perchè ha degli orari e delle persone umane!

E invece no, ecco che arriva la mazzata: l’Ideal Standard chiude! COME CHIUDE??? Va bene, siamo in crisi, ma non pensavamo fino a questo punto… e le persone assunte recentemente? E gli investimenti fatti ad inizio anno? Non importa, la decisione rimane.

Quindi ieri ed oggi mi sono ritrovata a casa, in ferie forzate, mentre i miei colleghi più agguerriti presidiavano l’ingresso dell’azienda, e ho pensato che vorrei tanto lavorare in un’azienda sana, che mi dia la tranquillità di pianificare la mia vita a medio termine e che mi dia anche spazio per viverla, questa vita.

Perchè che senso ha vivere solo per lavorare?

Volevo fare la Social Media Something

Oggi è un anno che lavoro in Ideal Standard. E quindi è tempo di bilanci.

Poco più di un anno fa ero una giovane studentessa 24enne che stava per laurearsi, e a un certo punto, a maggio, ho iniziato a cercare lavoro.

Pensavo -povera illusa- che bastasse mandare un curriculum spontaneo per ricevere subito delle proposte di stage, perchè ero una brillante laureanda e quindi frotte di aziende mi avrebbero bramato.

Così ho iniziato a mandare curriculum qua e là alle aziende friulane che più mi ispiravano, da Illy a Calligaris, dalla Birra Castello a Nonino. Risposte? ZERO!

Ovvio, direte voi, c’è CRISI! col senno di poi ci sono arrivata anch’io: è inutile essere brillanti, le aziende se non cercaono non cercano, e tu anche se stagista sei sempre un costo in più perchè ci sarà qualcuno che deve perdere tempo a formarti! Ma in quel momento mi sono fatta prendere dall’ansia, e così sono passata velocemente al piano B: iscriversi a Indeed, in modo tale da ricevere ogni giorno le ultime offerte di lavoro disponibili.

Incredibilmente dopo poco tempo succede O’MIRACOLO: vengo prima contattata, senza essermi candidata, da Bosch per il loro graduate program, e poi da Ideal Standard, azienda alla quale avevo mandato il curriculum a seguito di un’offerta di lavoro pubblicata su Indeed. La posizione ricercata è Product Manager Assistant.

L’avventura con Bosch fallisce miseramente perchè mi presento al colloquio in clamoroso ritardo (mi ero persa!!), quindi per il colloquio in Ideal Standard mi presento con largo anticipo.

Durante il colloquio capisco che il mio sogno di lavoro (social media marketing) è ben distante dalla posizione ricercata (marketing tecnico di prodotto), ma non so come mai, decidono che sono la persona giusta per loro!!

A distanza di un anno posso dire di essere veramente soddisfatta del percorso che sono riuscita a fare finora e anche delle opportunità che mi sta dando l’azienda (vedi un corso di web marketing a Milano), e quindi vorrei dire a tutti quei giovani che asseriscono di non trovare lavoro, che è inutile stare lì ad aspettare il lavoro dei propri sogni o pensare che l’azienda dei tuoi sogni ti accolga a braccia aperte! Bisogna mettersi a cercare attivamente e estendere il proprio raggio di azione, sia territorialmente che a livello di possibili posizioni.

E vedrete che il lavoro c’è, è inutile nascondersi dietro la scusa della crisi!

QUANDO MUORE UN PROGETTO…

C’è poco da fare: io mi affeziono!

Mi affeziono ai colleghi alla fine della stagione estiva, mi affeziono al vicino che se ne va per sempre, mi affeziono ai compagni di studio americani che probabilmente non vedrò mai più, mi affeziono ai luoghi di vacanza e alle persone che conosco là..

Insomma, solitamente mi affeziono a qualcosa o qualcuno quando ormai è troppo tardi, come una sorta di sentimento a scoppio ritardato!

E ultimamente ho scoperto che riesco addirittura ad affezionarmi ai progetti di lavoro, a quei progetti che ho visto nascere, crescere e poi morire lentamente, agonizzando per dei mesi fino a cadere nel dimenticatoio.

Inizia tutto con entusiasmo e un’incredibile urgenza: il cliente DEVE SEMPRE avere il prodotto per IERI!! E ovviamente deve essere la cosa più figa che si sia mai vista al prezzo più basso possibile!

Inoltre, quello che è super fighissimo per il cliente, solitamente a me a prima vista sembra una tamarrata pazzesca, tant’è che mi chiedo spesso chi abbia potuto avere un’idea del genere…solitamente sono i francesi!

Dopo lo sgomento iniziale si inizia a sgobbare cercando di imbastire una proposta plausibile in tempo per la deadline stabilita dal cliente, e incredibilmente, sudando mille camicie, si riesce a rispettarla.

Inizia la fase dell’innamoramento: alla gioia di essere riusciti a compiere la missione nei tempi stabiliti si affianca l’attesa della risposta del cliente. Come una moderna Penelope inizio ad imbastire una relazione epistolare con il team locale per avere delle soffiate sulle intenzioni del cliente.

Nessuna nuova, buona nuova?

Col passare dei giorni ci si convince sempre di più di aver fatto un ottimo lavoro e che il cliente ne rimarrà entusiasta. E intanto SI ASPETTA…SI ASPETTA…SI ASPETTA…

Finchè un giorno arriva la doccia fredda: il cliente ha scelto il fornitore che gli offriva il prodotto più figo e più economico, e ovviamente non siamo noi!!

È come un castello di carte che crolla mentre lo stai costruendo.

Dopo un attimo di incredulità, inizia lo sconforto, ma per fortuna dura il tempo di un respiro perché c’è sempre un nuovo progetto dietro l’angolo!

Con la speranza che la prossima sia la volta buona!

@elivarotto