#PPPcasarsa e #Pasolini2014: raccontare Pasolini attraverso i luoghi

Non finirò mai di ringraziare Sara Rocutto per quella mail in cui mi invitava a partecipare a un social media project riguardante Pasolini a Casarsa! Mi si è aperto un mondo: un mondo fatto di persone che collaborano a qualcosa per il solo gusto di farlo, per passione! Ed è proprio questa passione che ci accomuna che ha fatto nascere delle idee interessanti, come questa:

L’idea di partenza è stata:” Fatti un SELFIE con Pasolini”, poi si è evoluta a comprendere le gigantografie delle copertine dei libri che più rappresentavano il legame tra Pasolini e Casarsa. Un modo questo per incuriosire le persone ed avvicinarle a dei testi che altrimenti non avrebbero mai letto.

Partecipando quindi alla giornata FAI odierna, sarà possibile visitare i luoghi chiave che legano Pasolini a Casarsa in compagnia degli aspiranti ciceroni delle scuole medie e del liceo. Durante il tour scattate foto più che potete e postatele sui social network con gli hashtag #PPPcasarsa e #pasolini2014: le foto migliori postate su Instagram con questi hashtag saranno esposte a Casarsa durante la sagra del vino, che si terrà a fine aprile.

Il nostro social media team si incontra alle 14.30 davanti al Duomo a San Giovanni: se volete fare il giro con noi, siete i benvenuti!

La Grande Bellezza degli Oscar

Il selfie scattato alla notte degli Oscar ha fatto il giro del mondo ed è stata la foto più ritwittata di sempre. La conduttrice Ellen DeGeneres ha avuto proprio una bella idea ad adunare assieme tutte queste star, che sono state piacevolmente al gioco: forse in quel momento si stavano annoiando!

Ma gli Oscar 2014 hanno fatto scalpore soprattutto per i vincitori e vinti. Sì, sto parlando proprio di Leonardo di Caprio e della sua delusione per aver “perso”, per l’ennesima volta, la statuetta come Miglior Attore Protagonista.

Effettivamente la sua interpretazione in The Wolf of Wall Street era stata molto buona, ma purtroppo non comparabile all’eccezionale performance di Matthew McConaughey: in Dallas Buyers Club è stato veramente bravissimo e si è calato completamente nel personaggio, tanto da risultare, a una prima occhiata, irriconoscibile. E probabilmente è proprio questa totale immedesimazione nel personaggio che manca ancora a Leo: non ha ancora trovato il personaggio per il quale dare il tutto e per tutto.

Un’altra vinta è Jennifer Lawrence, che davo come favorita per la statuetta di Miglior Attrice Non Protagonista per il film American Hustle: anche in questo caso la sua interpretazione è stata magistrale, tant’è che non l’ho riconosciuta alla prima scena. Ma Jennifer, a differenza di Leo, ha già vinto un Oscar nel 2013 come Miglior Attrice Protagonista per Il Lato Positivo, e quindi rientrare tra i vinti quest’anno non è una sconfitta. E’ una sconfitta invece, ironicamente parlando, s’intende, il fatto che per il secondo anno di fila sia caduta miseramente dai tacchi: l’anno scorso salendo sul palco, quest’anno sul red carpet! Ciò dimostra però che Jennifer non è perfetta e questo la rende ancora più simpatica.

Tra i vinti invece ha fatto notizia La Grande Bellezza , film che è stato innalzato a simbolo della rinascita dell’Italia, dopo 15 anni dall’ultimo oscar vinto da un film italiano, La Vita è Bella. La Grande Bellezza era dato per super favorito, tant’è che Mediaset, che lo ha prodotto attraverso la sua società Medusa, lo aveva già messo in programmazione la settimana precedente agli Oscar per il martedì successivo. Una primissima visione che ha lasciato tutti di stucco e che ha registrato degli ascolti record: tutti curiosi di vedere questo film pluripremiato e di commentarlo attraverso l’hashtag #lagrandebellezza. Sinceramente io condivido il post di Pamela Ferrara: questo film, seppur interessante in alcuni punti, era troppo “vuoto” e ha avuto l’unico effetto di conciliarmi il sonno!

Cattura

In questi giorni Facebook e Twitter sono invasi da post pro e contro Leo, pro e contro La Grande Bellezza: insomma, la grande bellezza degli Oscar è che se ne parli, in positivo e negativo, purchè se ne parli!

Mini cheesecake all’arancia

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Ultimi scampoli di un inverno che non c’è mai stato, e ultime arance. Ho deciso quindi di utilizzare questo frutto tipicamente invernale per preparare un dolcetto tipicamente estivo: un connubio perfetto per questo mese di transizione!

INGREDIENTI PER 15 MINI CHEESECAKE:

Per la base:

60 gr di biscotti integrali Galbusera

30 gr di burro

Per la crema:

250 gr di Philadelphia

200 gr di panna

50 gr di zucchero a velo (oppure direttamente 250 gr di panna zuccherata)

un uovo

buccia grattugiata di un’arancia

Per la gelatina:  

una bustina di Tortagel

due cucchiai di zucchero

il succo e la polpa di un’arancia + 100 ml di acqua (in totale 250 ml di liquido)

Per la decorazione:

un’arancia tagliata a spicchietti

PROCEDIMENTO:

Preparare prima la base: tritare i biscotti al tritatutto e sciogliere i 30 gr di burro al microonde per 1 minuto, poi amalgamarli assieme e distribuire il composto nei pirottini (circa un cucchiaio scarso per ogni pirottino).

Passiamo quindi alla crema: in una ciotola amalgamiamo il Philadelphia con il tuorlo dell’uovo, la panna non montata e lo zucchero a velo. Mescoliamo fino a quando si forma una crema. Aggiungiamo quindi la buccia grattugiata dell’arancia e gli albumi che avremo precedentemente montato a neve. Incorporiamoli con calma e poi versiamo la crema nei pirottini (circa un cucchiaio e mezzo per pirottino).

Mettiamo i pirottini in forno e li cuociamo per 20 minuti a 160°.

Nel frattempo iniziamo a preparare la gelatina: spremiamo l’arancia e versiamone il succo e la polpa in un bicchiere, riempiendolo poi fino all’orlo con l’acqua. In un pentolino versiamo il Tortagel, due cucchiai di zucchero e il liquido (arancia + acqua). Portiamo ad ebollizione fino a quando inizia ad addensarsi, poi spegniamo il fuoco e lasciamo riposare.

Togliamo dal forno le cheesecake, le lasciamo raffreddare un po’ e poi ci versiamo sopra la gelatina (un cucchiaio per ogni pirottino). Tagliamo un’altra arancia a spicchietti e ne adagiamo quattro su ogni pirottino.

Et voilà, un dolcetto sfizioso perfetto per chiudere una cena tra amici o da portare alla festa di Carnevale!

The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca

Non mi aspettavo niente da questo film. Ne avevo sentito parlare bene, quello sì, ma niente di più. Ed è proprio quando meno te lo aspetti che capitano le sorprese!

L’incipit è coinvolgente e ti catapulta subito nella dura e cruda realtà dello schiavismo americano: troviamo il protagonista Cecil, bambino, che assiste all’assassinio del padre e alle violenze sulla madre, e viene portato via dai campi dalla padrona di casa per insegnargli a diventare un “negro di casa”. Una volta cresciuto, decide di lasciare la tenuta in cerca di fortuna. Trova quindi lavoro in un hotel del posto e da qui ha la fortuna di ricevere un’altra offerta di lavoro per l’hotel Excelsior di Washington.

A Washington Cecil si sente realizzato perchè quel lavoro gli ha permesso di conoscere l’amore della sua vita ed avere con lei due splendidi bambini, ma la fortuna ha in serbo per lui qualcosa di ancora più grande: viene infatti scelto per andare a lavorare come maggiordomo alla Casa Bianca!

Cecil si dedica anima e corpo a questo nuovo lavoro, mentre gli altri componenti della famiglia si allontanano sempre di più: la moglie inizia a bere pesantemente e ad andare con il vicino di casa, il figlio maggiore una volta all’università entra a far parte di un gruppo che si batte per i diritti civili, mentre il figlio minore prende una strada totalmente diversa: va a combattere per la patria in Vietnam e cade in battaglia.

Dopo questa tragedia Cecil e la moglie si riavvicinano e lei smette di bere, mentre la relazione con il figlio maggiore rimane in bilico sino alla fine, quando il padre finalmente capisce la portata degli ideali per i quali si è sempre battuto il figlio e quindi decide di andare a manifestare con lui.

Il film si conclude con un Cecil novantenne che vede la moglie morire durante la campagna elettorale di Obama. Alla fine Obama vince le elezioni e Cecil ha il privilegio di incontrarlo direttamente alla Casa Bianca, dove ha lavorato per più di trent’anni.

Attraverso gli occhi di quest’uomo si ripercorrono le tappe più importanti della storia statunitense dell’ultimo secolo: una commedia commuovente che sa toccare il cuore e strappare un sorriso dolceamaro.

VOTO: 8

Millefoglie al cioccolato con crema di ricotta e pistacchi

San Valentino è ormai passato da un pezzo, lo so, ma avevo altri post da pubblicare e quindi il post culinario era passato in secondo piano. Ma questo non è un dolce buono solo per la festa degli innamorati. È un dessert perfetto anche per concludere delle cene in compagnia, perchè può essere preparato prima e conservato in frigo fino al momento della consumazione.

INGREDIENTI per 2 persone:

50 gr di cioccolato fondente

50 gr di ricotta

50 gr di panna dolce da montare

20 gr di pistacchi

PROCEDIMENTO:

Per prima cosa prepariamo le sfoglie di cioccolato: sciogliamo il cioccolato fondente nel microonde o a bagnomaria, poi prendiamo la teglia del forno, la rivestiamo con la carta da forno e con un pennello da cucina spalmiamo il cioccolato sulla carta da forno. Per ogni persona facciamo 4 sfogliette: possiamo dargli la forma di cuore, quadrata, rettangolare…insomma, come preferite, l’importante è che le dimensioni delle sfoglie siano simili.

Mettiamo quindi la teglia in frigo e procediamo col preparare la crema: tritiamo i pistacchi sgusciati nel tritatutto e mescoliamoli in una ciotola con la ricotta. Poi montiamo la panna a neve ferma e la incorporiamo al composto di ricotta, mescolando delicatamente per non smontare la panna. Poniamo anche la ciotola in frigo.

Dopo circa un’ora togliamo il tutto dal frigo e iniziamo ad assemblare il dolce: io per comodità li assemblo direttamente sui piattini da dessert. Prendiamo la teglia con le sfoglie e stacchiamo delicatamente la prima con la lama di un coltello, la adagiamo sul piatto e ci versiamo sopra un cucchiaio di crema e continuiamo così fino ad avere quattro sfoglie e tre strati di crema.

Rimettiamo i piattini in frigo fino al momento di servirli et voilà: il dessert è in tavola!

7 strategie per valorizzare l’effetto Made-in

In Cina, come ben sappiamo, il concetto di brevetto è ancora qualcosa di molto vago. Le aziende asiatiche collaborano sempre più spesso con le aziende europee per produrre qualsiasi tipo di prodotto ad un costo inferiore, e questo comporta da un lato la completa disponibilità a imparare le fasi della ricerca e sviluppo, ma dall’altra parte le legittima a copiare proprio quel determinato prodotto, una volta conclusasi la collaborazione.

L’episodio più eclatante è avvenuto l’anno scorso, quando un’azienda cinese ha proposto in Fiera a Milano e su internet degli scooter con nomi diversi, ma con sotto la dicitura “Vespa model”! E anche  durante il mio anno e mezzo nel settore dei sanitari ho avuto modo di vedere diversi fornitori cinesi che in Cina vendono con il proprio brand quegli stessi prodotti che in teoria dovrebbero essere stati sviluppati ESCLUSIVAMENTE per un determinato cliente europeo.

Sembra proprio che ci vogliano prendere in giro, ma non è così. Alla base ci sono due importanti problemi: la cultura e il sistema legislativo. In poche parole, per loro questo atteggiamento è completamente accettabile perchè vedono una netta distinzione tra mercato europeo e mercato cinese. Problemi che, incredibilmente, sono comuni anche a un Paese che sembrerebbe avere ben poco in comune con la Cina, gli Stati Uniti.

Qui troviamo moltissimi cloni dei nostri prodotti alimentari: c’è il “parmesan”, cugino alla lontana del nostro Parmigiano Reggiano, ci sono le taniche di aceto balsamico di “Modena”da 5 litri, c’è il “Prosciutto Daniele” che ovviamente non ha niente a che vedere con quello di San Daniele.

Si stima che dei prodotti “italiani” in commercio negli Stati Uniti, solo 1/3 sia effettivamente italiano, e tra le principali ragioni ci sono proprio quelle già esaminate per la Cina: il mancato riconoscimento delle certificazioni di autenticità europee e i più bassi standard qualitativi.

Come difenderci quindi da questo attacco da Est e da Ovest? Mettendo in pratica, congiuntamente, queste importanti strategie:

  1. INVESTIRE IN PUBBLICITÀ COMPARATIVE: educare i consumatori a riconoscere i prodotti italiani evidenziandone le loro peculiarità.
  2. INNOVARE MANTENENDO LA TRADIZIONE: offrire una continua evoluzione tecnologica del prodotto pur mantenendo inalterate le caratteristiche distintive.
  3. EVIDENZIARE LE ORIGINI NEL PACKAGING: la confezione è importante, soprattutto nei prodotti a largo consumo, per differenziarsi dai contraffattori.
  4. FAR PROVARE IL PRODOTTO IN-STORE: la possibilità di vedere, toccare, assaggiare il prodotto è determinante nella scelta di acquisto del consumatore, perché solo così si può rendere conto veramente del suo livello di qualità.
  5. COOPERARE CON AZIENDE CHE PRODUCONO PRODOTTI COMPLEMENTARI: l’unione fa la forza, soprattutto quando si tratta di riuscire a condividere i mezzi per promuovere i prodotti.
  6. DISTRIBUIRE IN MODO SELETTIVO E DI NICCHIA: queste modalità di distribuzione permettono di valorizzare la qualità del proprio prodotto e di non disperdere le proprie forze.
  7. PARTECIPARE ALLE FIERE: esporre il proprio prodotto nella “terra del nemico” è un modo per rivendicare la propria originalità e scalzare le imprese locali dal loro podio immeritatamente conquistato.

Insomma, anche nel caso della contraffazione, il 7 è il numero chiave per riuscire a dare ai nostri prodotti italiani il valore che si meritano!

Alla scoperta della Valpolicella: la cantina Corte Lenguin

Qual è il miglior periodo dell’anno per visitare Verona? San Valentino, of course! La città degli innamorati per l’occasione si veste di mille cuoricini e organizza la “Giulietta e Romeo Half Marathon”, che ovviamente può essere corsa anche in coppia (8km per lei, 13km per lui, o viceversa!).

Ma Verona non è solo la città dell’amore: c’è anche l’Amarone! La Valpolicella è veramente ad un passo dalla città: è fin un peccato non farci un salto. E così abbiamo fatto: sabato pomeriggio ci siamo segnati tre cantine che volevamo visitare e siamo partiti da quella che chiudeva prima. Siamo partiti da Verona in netto ritardo, erano circa le 17 e la prima cantina chiudeva alle 18, mentre le altre due alle 19.

La prima cantina in questione era la Corte Lenguin, sita a San Pietro in Cariano. Dopo le solite difficoltà per trovare il posto, finalmente arriviamo ed entriamo nella cantina, dove troviamo il proprietario intento a servire un signore del posto. Gli chiediamo se possiamo acquistare del vino e lui gentilmente ci risponde di si, invitandoci ad aspettare. Dopo aver servito il signore ci fa cenno di scendere nella cantina mentre lui va a prendere i bicchieri.

E qui si apre un mondo: ci chiede che vino vogliamo assaggiare e io, spavalda, indico subito l’Amarone La Coeta, segnalato sul web come il migliore vino dell’azienda. Il proprietario ribatte: “Se ti faccio assaggiare questo poi non ti gusterai più gli altri! C’è un percorso da fare!”

Così tra una chiacchiera e l’altra veniamo introdotti al favoloso mondo del rossi della Valpolicella: come primo assaggio c’è il Ripasso, che si ottiene per rifermentazione sulle vinacce di Amarone. Gradazione: 13-14°. Poi si sale al Rosso Passito Secco Classico, detto San Lorenzo, che altro non è che un Amarone sotto false vesti. Infatti ci viene spiegato che il disciplinare impone una determinata produzione di Amarone all’anno, e quindi quelle uve che sono comunque idonee per l’Amarone ma sono in eccesso subiscono lo stesso procedimento ma vengono imbottigliate con un’altra denominazione più generica.

Assaggiamo quindi l’Amarone Classico, che come il rosso precedente ha la particolarità di essere affinato in botti di rovere di Slavonia, poi è la volta dell’altra coppia: un altro rosso passito e il tanto decantato Amarone “La Coeta”, che hanno la particolarità di essere affinati in tonneaux, piccole botti di legno tostato francese. Questo procedimento conferisce loro un sapore più fruttato.

Tutti degli ottimi vini e con un buon rapporto qualità/prezzo. La completezza della degustazione proposta inoltre ci lascia piacevolmente sorpresi, anche se dobbiamo ammettere che avremmo gradito almeno qualche stuzzichino da sbocconcellare, visto il grado alcolico dei vini proposti!

PS: è chiaro che dopo una degustazione del genere si era già quasi fatte le 19 e quindi non abbiamo potuto visitare le altre due aziende: peccato, vuol dire che sarà una scusa per ritornare a visitare questi luoghi meravigliosi!